E adesso chiudete il premio Strega

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Nel paese in cui nessuno legge ma tutti hanno scritto un romanzo, nell’Italia che ha perso la sua grande letteratura e che non esporta più un libro, i premi letterari sono settemila. Settemila imbrogli nelle mani degli editori che ogni anno si mettono d’accordo, battagliano, litigano, si strappano i capelli, e poi si spartiscono il premio che ovviamente è per definizione “prestigioso”; oggi tocca alla Rizzoli, domani alla Bompiani, magari l’anno prossimo lo facciamo vincere alla Mondadori. Strega, Campiello, Viareggio, Bagutta, Bancarella, Pozzale, Frignano, Grinzane Cavour, Mondello, e poi centinaia di Polifemi d’oro, limoni d’argento, cassate di bronzo, non c’è comune e regione, organizzazione e associazione strapaesana, privata e pubblica d’Italia, che non abbia istituito un premio, che non intenda ricompensare e promuovere la nostra cultura nazionale, ormai spacciata soltanto nei confini sempre più angusti del familismo provinciale. Gli stranieri i nostri libri non li comprano, non li leggono, non ne parlano, e un motivo ci sarà, basta chiedere all’Istat per scoprire che dei nostri scrittori super premiati, in Francia e in Germania, in Inghilterra e in America, non sanno che farsene; dell’intera produzione letteraria esportiamo appena il 3 per cento. Ma tra di noi ci premiamo molto.

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