particolari

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E’ bello, quando si legge, cogliere i particolari e indugiarvi; è bello anche far scivolare la mente verso idee o immagini – associazioni – che quei particolari evocano. Ma il rischio è di abusarne e non riuscire poi a mantenere il filo e la concentrazione nella lettura. Nella peggiore delle ipotesi, ci si distrae di continuo e non si riesce più a leggere. I particolari sono il contrario della generalizzazione: nel leggere un libro, nell’affrontarlo, è molto più bello e autentico abbandonarsi ai particolari, e da questi risalire, indurre, informare un quadro-cornice generale, e solo dopo arrivare al messaggio che da quel libro è stato colto dalla generalità/maggioranza dei lettori. Se invece si parte da una generalizzazione preconfezionata, si parte col piede sbagliato e ci si allontana dal libro, lo si affronta con un preconcetto più o meno latente, facendo molta più fatica a capirlo. Se ogni opera letteraria è la creazione di un mondo nuovo, tanto più nuovo quanto più essa si avvicina allo status di opera d’arte, questo mondo nuovo va affrontato in modo spontaneo, anche se accurato: come se fosse qualcosa che incontriamo per la prima volta, senza i codici che lo mettono in rapporto con quello che già conosciamo.