Traffici con l’aldilà

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In breve, durante la seconda guerra mondiale, in una cittadina della provincia inglese avviene l’inspiegabile omicidio del birraio van Steen, rinvenuto con la testa fracassata.

Il vecchio e obeso birraio, così pieno di voglia di vivere, era riverso sul tappeto, morto stecchito in una pozza di sangue, e decorato in maniera singolare. Si ricorderà quella scena della Tosca di Puccini in cui l’eroina pietosamente circonda di fiori il tiranno da lei pugnalato a morte. Qui era accaduto qualcosa di simile, a eccezione del fatto che di un gesto pietoso proprio non si trattava. Van Steen portava in testa un cappello di carta, come quelli che i bambini fanno con i giornali. Tra le mani li erano stati messi dei fiori, e così pure sopra le orecchie. Ma una cosa più di tutto balzava agli occhi: accanto ai piedi c’erano gli stivali che gli avevano sfilato, uno a destra, l’altro a sinistra, e in ciascuno stivale… un tovagliolo dell’albergo. Le finestre erano spalancate, due vetri in alto infranti, e le tendine, a quell’altezza, lacerate di netto.


Un vero giallo con enigma.
Che diventa anche esoterico: visto che la polizia – ovviamente – brancola nel buio, gli amici e sodali del defunto decidono di svolgere un’indagine per via spiritica, utilizzando il giovane Wiscott, un formidabile medium raccolto da una clinica per malattie nervose.

Anche a costoro più di una cosa, in quella faccenda, pareva quanto mai sospetta. Volevano perciò pregare lo spirito del birraio di fornire personalmente le delucidazioni necessarie. Se c’era uno in grado di saperne qualcosa, quello era proprio lui. Per correttezza venne informata la polizia. E questa, pur di venirne a capo, diede la sua benedizione.


Convinto dunque il medium a evocare lo spettro dell’assassinato, parte la prima serie di sedute, dove però nascono subito i primi disguidi e imbarazzi. Infatti, si presentano spiriti non invitati, che fanno dichiarazioni o litigano con qualcuno dei presenti per vecchie questioni d’interesse.
Poi, a un ulteriore tentativo, van Steen appare subito. Ma appena lo si interroga sulla sua morte, casca dalle nuvole: non gli risulta affatto d’essere defunto, lui ha semplicemente lasciato la città perché era “sporca e degradata”.
Incurante dell’irritazione campanilistica degli evocanti, prosegue rincarando la dose:

Cosa credevano, di averlo evocato loro tramite Wiscott? […] Lui, van Steen, non l’aveva evocato proprio nessuno, né era disposto a farsi evocare da chicchessia, e men che meno in quella sporca cittadina di provincia (e insisteva su quel punto). Nossignore, era vero il contrario. Era lui che, di là, per qualche strana circostanza si era ricordato di questo strano paesone di E., e così gli era venuta voglia di spingere lo sguardo alle miserevoli condizioni in cui aveva vissuto una così piccola parte della sua esistenza. Producendo birra, si capisce, che altro? Che diamine poteva fare qui la gente se non ubriacarsi di birra per dimenticare quello strazio?


In pratica, sono stati il defunto e alcuni suoi conoscenti dell’aldilà a evocare il circolo di spiritisti, giusto per sapere come stanno di salute e che novità ci sono a casa, e per dar loro qualche utile delucidazione postuma!

Questo è l’inizio. Poi si vedrà che succede: l’inchiesta si svolge attraverso una serie di sedute spiritiche paradossali e piene di sorprese, con una popolazione di trapassati che semina confusione, fino all’inevitabile colpo di scena.

Alfred Döblin, Traffici con l’aldilà, trad. di Enrico Arosio, 82 pp., Adelphi, Milano 1997

 

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