materiali 3. I misteri greco-orientali

alchimia

L’alchimia che nei secoli ha influenzato la cultura occidentale è nata nell’ambiente ellenistico dell’Egitto del I secolo d.C., nella scuola di Alessandria. Originariamente era una tecnica, basata sulle pratiche metallurgiche artigianali dell’Egitto pre-greco, conosciute e tramandate da sacerdoti che avevano ottenuto dal Faraone il monopolio di fabbricazione delle loro leghe metalliche e ne custodivano il segreto in preziosi libri depositati nei templi. In seguito si sviluppò come filosofia, rappresentata dai Physika kai Mystika attribuiti a Democrito. Poi, come mistica: è l’epoca della letteratura alchemica, quella di Zosimo (III-IV secolo d.C.) e dei suoi commentatori successivi.

L’oriente ellenistico aveva ereditato le tecniche alchemiche dalla Mesopotamia e dall’Egitto: la trasmutazione dei metalli era ritenuta possibile perché l’unità della materia era già da tempo un dogma della filosofia greca. Tutti i concetti fondamentali della fisica moderna derivano dalla filosofia greca. I filosofi presocratici – Democrito, Eraclito, Talete di Mileto, Anassimene, Anassimandro – incentrarono le loro ricerche sulla natura, formularono delle teorie, e crearono termini tecnici quali tempo, spazio, atomo e materia. Ma non avevano nessun laboratorio dove sperimentare con la natura, così si affidavano all’intuizione speculativa, anche se talvolta facevano esempi pratici per spiegare ciò che intendevano dire. In pratica, non si preoccuparono mai di dimostrare le loro teorie.

Di conseguenza, nei testi alchemici greci non si trova l’interesse per i fenomeni fisico-chimici, dunque manca lo spirito scientifico. Ad esempio, nonostante lo zolfo sia citato centinaia di volte, non si fa mai allusione alle sue caratteristiche dopo la sua fusione e il conseguente riscaldamento del liquido, al di fuori della sua azione sui metalli. A differenza dell’atteggiamento della scienza greca classica, quello degli alchimisti non pareva interessato ai fenomeni naturali che non servissero ai loro scopi. Ma questo non significa che fossero solo cercatori d’oro, perché il tono religioso e mistico, tipico delle opere tarde, non si accorda con lo spirito dei semplici cercatori di ricchezze.

Tutto nacque con le scienze segrete egizie, che consistevano in un insieme di nozioni tecnico-pratiche tradizionali sul comportamento della materia. Le conoscenze degli Egizi erano diverse: sapevano fabbricare lo smalto, inchiostri invisibili, e leghe metalliche complesse. Così, la tradizione egizia del pensiero religioso e delle ricette pratiche si fuse con il rigoroso pensiero scientifico dei Greci. L’alchimia potrebbe essere nata nel momento in cui i modelli di pensiero della filosofia greca si saldarono con la prassi sperimentale della tradizione egizia.

Più che la teoria filosofica dell’unità della materia, è probabilmente la vecchia concezione della Terra Madre portatrice degli embrioni minerali che ha alimentato la fede in una trasmutazione dei metalli artificiale, cioè operata in laboratorio. È l’incontro con il simbolismo, le mitologie e le tecniche dei minatori, dei fonditori e dei fabbri che, probabilmente, ha dato luogo alle prime operazioni alchemiche. La tecnica come sapere privilegiato che si unisce col senso misterico-religioso: oltre a questo, la scoperta sperimentale della Sostanza vivente, come era concepita dagli artigiani dell’epoca. Da qui, la concezione di una Vita complessa e drammatica della Materia, che costituisce l’originalità dell’alchimia rispetto alla scienza greca classica: l’esperienza della vita drammatica della Materia può esser stata resa possibile dalla conoscenza dei Misteri greco-orientali.

 

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