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Harbor-in-Normandy-Georges-Braque-1909

E’ vero che tengo agli altri, a chi mi è vicino, più di quanto tenga a me stesso: è una specie di malattia da cui ancora non sono guarito. Mi metto sempre in secondo piano, non mi sento degno delle cure che invece sento di dovere agli altri. Fin da ragazzino mia madre mi ammoniva: “Tu sei il peggior nemico di te stesso”, per via del mio carattere. In più, non ho ancora imparato ad accontentarmi: sono un “massimizzatore”, come si dice in psicologia, anziché uno che riesce a soddisfarsi coi risultati semplicemente buoni.
Immagino che questi siano gli errori fondamentali che m’impediscono di trovare una dimensione. Mi sento al servizio, ma non di me stesso.
La vita non mi attira per niente, da anni ormai: mi sembra tempo perso, tranne quegli sprazzi di luce che ogni tanto qualcuno (fra cui tu) riesce a regalarmi. Mi sembra un lavoro duro, salvarsi: soprattutto farlo con le proprie forze, e solo con quelle.