sogno 2

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Svegliatomi molto presto, m’è capitato di riaddormentarmi e quindi di fare un lungo sogno complicato che ho ricordato bene dopo sveglio.
Avevo a che fare con una casa – probabilmente la mia casa, anche se era diversa da quella reale – che guardavo dall’esterno, cercando di scrutare attraverso le finestre aperte. Dentro doveva esserci qualcuno, evidentemente un intruso, e questo ovviamente mi turbava. Ma restavo fuori, per un motivo che ora mi sfugge; in più ricordo che avevo con me il mio cane: non perché l’avessi portato a fare una passeggiata, ma perché l’avevo agguantato per non farlo andare in giro per i fatti suoi. Lo conducevo per il collare attraverso un dedalo di viuzze in salita e in discesa, scalinate e scivoli che s’insinuavano in un agglomerato di case che somigliava a un vecchio borgo, con la differenza che gli edifici – compresa la mia casa – erano rifiniti e spigolosi, con linee essenziali e ricercate che ricordavano l’architettura fascista.
Portando con me il cane, sentivo che lui mi addentava l’avambraccio per ribellarsi, ma non lo faceva con convinzione: i suoi somigliavano a morsi dimostrativi, come se non s’azzardasse a farmi male. Infatti non me ne preoccupavo, pur essendo le sue mandibole lunghe e robuste, capaci di ferire davvero. Ma il mio cane, a quanto ne so, non mi morderebbe mai, e questa convinzione mi seguiva anche nel sogno.
Le strade – strette e sinuose – erano assolate, come sono le giornate che mi stanno accompagnando da qualche tempo. Giornate piene di vuoto, per lo più. Cioè, non giornate vuote, ma giornate piene di vuoto. Chissà che vorrà dire.

 

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