Nobili e popolo

consultazioni_210313_19--400x300

Occupiamoci ora dell’altro modo di diventar principe del quale si discorreva all’inizio del precedente capitolo, vale a dire di quando un privato cittadino, non per scelleratezza o per altra intollerabile violenza, ma con l’aiuto degli altri concittadini diventa principe della sua patria. Si può parlare in questo caso di principato civile e, per conquistarlo, non occorre né grandissima abilità né grandissima fortuna, ma piuttosto un’astuzia favorita dalla fortuna. Occorre inoltre il sostegno o del popolo o dei nobili; in ogni città, difatti, si formano due diverse tendenze politiche, poiché il popolo non desidera essere comandato e oppresso dai nobili, mentre i nobili desiderano comandare e opprimere il popolo. Le due opposte tendenze determinano nelle città uno di questi risultati: o principato o libertà o anarchia.

Il principato è espressione del popolo o dei nobili, a seconda che l’occasione sia colta dall’uno oppure dagli altri. Quando i nobili si accorgono di non poter contrastare il popolo, cominciano ad accrescere il prestigio di uno di loro e lo fanno principe per riuscire a sfogare, sotto la sua protezione, la loro brama di dominio. Il popolo d’altra parte, quando si accorge di non poter contrastare i nobili, dà il suo appoggio a qualche cittadino e lo fa principe per essere, grazie alla sua autorità, difeso. Colui che diventa principe con l’aiuto dei nobili resta al potere con maggiori difficoltà di colui che lo diventa con l’aiuto del popolo. Si tratta infatti di un principe circondato da molti che si considerano suoi pari, così che a lui non riesce né di comandare né di gestire le cose a modo suo.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), IX 1-2, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

 

Annunci