La volontà dei magistrati

silvio-berlusconi

Di solito i principati civili (conquistati con l’aiuto dei concittadini) si trovano in pericolo se entrano nella fase di passaggio verso il principato assoluto. Il principe assoluto, infatti, governa sia personalmente, sia per mezzo di magistrature. In quest’ultimo caso la sua condizione è più debole e precaria poiché egli dipende interamente dalla volontà dei magistrati. Essi possono con grande facilità, soprattutto nei tempi avversi, togliere al principe il controllo dello Stato, o agendo attivamente contro di lui, o disobbedendogli. In mezzo a tali pericoli, il principe non ha più il tempo di conquistare il potere assoluto perché i cittadini e i sudditi, abituati a ricevere ordini dai funzionari, non sono disposti, in quei momenti delicati, a obbedire a lui. Nei tempi dubbi, il principe avrà sempre poca gente di cui fidarsi. Un simile principe non può fare assegnamento su quel che accade nei tempi quieti, quando i cittadini hanno bisogno dello Stato; perché allora ognuno accorre, ognuno promette e ciascuno vuole morire per lui, dato che la morte è lontana. Ma è nei tempi avversi che lo Stato ha bisogno dei cittadini, e ne trova pochi. L’esperienza è tanto più pericolosa, in quanto può esser fatta una volta sola. Perciò un principe saggio deve fare in modo che i suoi cittadini, sempre e in ogni circostanza, abbiano bisogno dello Stato e di lui; e sempre poi gli saranno fedeli.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), IX-7, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

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