letame

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La settimana scorsa, il contadino che coltiva i campi qui intorno è venuto con un enorme cassone pieno di letame, per preparare i terreni alla nuova semina, e l’ha scaricato a meno di cento metri dalle mie finestre. Non vi dico il puzzo, soprattutto nei giorni in cui picchiava ancora il sole. E poi le mosche: se n’è radunata un’enormità, che mi costringe ad aprire e richiudere rapidamente le finestre – tranne quelle dotate di zanzariera – per limitare le intrusioni. Ho respirato il tipico profumo per alcuni giorni, ma mi ci sono abituato, anche perché il vento capriccioso girava ora di qua ora di là, lasciandomi anche un po’ di tregua. Poi è arrivata la pioggia, così l’aratura è stata sospesa e il letame, che intanto era stato sparso da una specie di trottola che lo schizzava all’intorno, è stato ricoperto solo in parte. Però la puzza non si sente più, mi sembra: ci credo, vuoi mettere con la potenza d’urto di una montagna alta come tre uomini?

 

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