Errore tattico

copj170

Stava cercando di staccarmi l’orecchio a morsi.
Lo teneva stretto fra i denti, aveva l’alito bollente e umido. Grugniva e ringhiava come un cane da guardia con gli avanzi di una bistecca.
– Va bene, – dissi, – basta con le regole da signorine.
Gli piantai una ginocchiata nelle palle. Fortissima. Lui si piegò in due, ma non mi lasciò andare. La mia testa dovette abbassarsi con la sua. Gli mollai un destro che anche a distanza ravvicinata bastò a chiudergli la mandibola di scatto e a ricacciarla indietro. Grave errore tattico. Con quel pugno il mio orecchio si staccò di netto.
Al diavolo l’orecchio.
Lui stava barcollando all’indietro, con le braccia tese in cerca di un appoggio. Gli sferrai un calcio sulla rotula con tutta la forza che avevo, e lui cominciò a contorcersi e ad accartocciarsi come una marionetta manovrata da un burattinaio epilettico. Gli avevo tolto un po’ d’energia, ma sapevo che se gli avessi dato mezza possibilità, si sarebbe lanciato di nuovo all’attacco.
Con un unico fluido movimento incrociai le braccia sul petto e infilai le mani sotto la giacca. Con la sinistra tirai fuori un fazzoletto e lo usai per tamponarmi la ferita. Con la destra tirai fuori una Webley calibro 45. Rinculò di brutto e fece un gran rumore. Potete giurarci.
Lui sputò il mio orecchio a tre metri d’altezza.
– Portalo all’inferno con le mie maledizioni, – gridai. – E di’ agli altri dannati che Victor Strang fa sul serio!
Urlavo, ma mi sembrava di avere la bocca tappata con un asciugamano. Sentivo la mia voce rimbombare nella testa, ma nel vicolo l’unico rumore era l’eco del colpo di pistola. Che ruggiva e ruggiva.
E ruggiva.

Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, Torino 1999

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