Lo showman politico nello spazio pubblicitario (1)

1365856923-quirinale

La faccenda non funziona più con la stessa precisione; c’è una confusione di ruoli e quindi un cattivo funzionamento dello spazio della rappresentanza politica, che come tutti sanno si è perduta; e non tanto per una questione di coscienza politica, ma per il fatto che l’accelerazione dei flussi, l’accelerazione delle risorse ha bruciato tutti i circuiti, in particolare quello della rappresentanza.
Si può pertanto affermare che nessuna credibilità lega più i cittadini ai propri rappresentanti, come nessuna credibilità vincola le loro opinioni a quelle espresse nei sondaggi. Le persone non hanno letteralmente più opinioni, né volontà politica. La loro opinione è diventata aleatoria e si riflette in modo quanto mami versatile nel corso dei sondaggi, che diventano di conseguenza sempre più numerosi, visto che bisogna pur dare un significato a quello che forse non ne ha alcuno.
Al limite, questi episodi consultivi che sono poi i sondaggi, e che hanno in buona parte occupato la scena elettorale, hanno le funzioni degli spot pubblicitari televisivi: ciò significa che allo spazio pubblico si è sostituito uno spazio pubblicitario. non è più una macchina di rappresentazione, ma una macchina di simulazione; non di manipolazione, si badi, perché il cittadino non deve essere più manipolato, alienato, mistificato: questa è una visione consona alla classe politica che utilizza l’alienazione per conservare il monopolio delle coscienze, anche attraverso i media. La realtà è invece che i cittadini sono una simulazione di cittadinanza e il potere una simulazione del potere; la cosa potrebbe andare avanti all’infinito.

Jean Baudrillard, “Lo showman politico nello spazio pubblicitario”, in Fine della politica?, Editori Riuniti, Roma 1984

 

Annunci