I peggiori anni del libro

relatori

Ci troviamo di fronte a un’emergenza, una «sofferenza industriale» (d’ora in poi utilizzerò questo tipo di virgolette per espressioni che ho sentito pronunciare dai relatori e riproduco fedelmente) di tutta la filiera del libro (editori, lettori, librai), sicuramente influenzata dalla crisi economica generale, ma che impone di «monitorare il fenomeno della lettura»; a leggere è meno di metà degli italiani e, ancora una volta, quelli che resistono vivono perlopiù al Nord e in parte al Centro, mentre il Sud continua a permanere in una situazione di subalternità e arretratezza. Unico spiraglio positivo pare la letteratura per ragazzi.

All’estero la situazione è ben diversa: in Francia il Centro nazionale per il libro ha un finanziamento di 20 milioni di euro (forse l’anno scorso erano 42, come si leggeva 13 mesi fa in questo articolo di Libreriamo) e anche qui da noi bisognerebbe spendere qualcosa di più dei 2 milioni attuali (erano 1,5 al momento dell’istituzione nel 2008, secondo quanto riportato sulla «Gazzetta ufficiale», ha scritto Raimo), soprattutto per opporsi alla tendenza generale, che vede il piccolo sacrificato a favore di «grandi agglomerati industriali»: è il caso di tante librerie storiche che chiudono, ma un discorso analogo si potrebbe fare per le sale cinematografiche (anche per quelle teatrali, aggiungerei). Tuttavia qualcosa si è iniziato a fare:

Il logo del progetto ministeriale per i piccini.

Il logo del progetto ministeriale per i piccini.

La manifestazione primaverile per i libri.

La manifestazione primaverile per i libri.

Il progetto ministeriale per le città che leggono.

leggi tutto: http://metagrafo.wordpress.com/2014/03/24/i-3-peggiori-anni-della-nostra-vita

 

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