I libri si vendono poco

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Ecco: sarebbe facilissimo scrivere l’articolo che state leggendo. Mi basterebbe prendere l’articolo che ho scritto l’anno scorso o due anni fa nella stessa occasione, aggiornare qualche percentuale al ribasso e ripetere con sconforto le osservazioni che mi sorgevano dal cuore allora. Scrivevo che mi sembrava assurdo che il capo dell’organismo dedito alle politiche sulla lettura in Italia non sapesse fare altro che descrivere la rovina con attonita sufficienza. Scrivevo che mi sembrava di assistere alla sanzione di una debacle senza che nessuno se ne prendesse almeno una parte di responsabilità: nel 2010, al momento del suo insediamento al Cepell, Ferrari aveva promesso di conquistare in cinque anni un 8% di nuovi lettori, ne ha persi più del 10%. Scrivevo che l’unico modo per invertire la tendenza catastrofica era pensare un piano di alfabetizzazione culturale coordinato con la scuola e l’università, e non iniziative rivolte essenzialmente al mercato come le promozioni e le feste del libro. Scrivevo che la Nielsen fa ricerche di mercato e censisce soprattutto quello che la gente compra, non quello che la gente fa: ossia non ci dicono molto sulla lettura che non riguardi l’acquisto di libri o di e-book, non ci parlano per esempio le abitudini della lettura on-line. Scrivevo che Gian Arturo Ferrari se ne doveva andare, per manifesta incapacità a gestire questo ruolo.
E invece Gian Arturo Ferrari è ancora lì, da ultimo giapponese, anche quest’anno ha speso una parte dei fondi del Cepell per fare questa ricerca Nielsen – l’unica sua idea degna di nota della sua direzione – di cui noi non conosciamo i criteri d’indagine, ma che gli ha confermato che il cielo, anche in lontananza, è foschissimo.
Che aggiungere, quindi? Nulla; mi piacerebbe solo, se posso, invece di rimuginare tra me e me sui tempi bui che verranno, rivendicare un paio di piccole cose. La prima è che Ferrari per esempio ieri ha ammesso che sì le promozioni, i maggi dei libri, le feste, le iniziative commerciali o pseudotali, non servono a molto. Ok, grazie: tre anni fa, quando sostenevo questa posizione in un dibattito pubblico a Radio Tre, GAF mi urlò contro. Seconda cosa: da almeno una decina d’anni, da quando con vari scrittori, editori ci siamo resi conto che la crisi economica stava investendo in modo calamitoso il settore culturale e editoriale, abbiamo pensato di rimboccarci le maniche e svolgere un ruolo di supplenza a una politica inane.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/i-libri-vendono-poco-si-e-capito-ma-forse-qualcuno-potrebbe-prendersi-qualche-responsabilita

 

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