Ambienti artistici

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Signori, ci sono al mondo ambienti più o meno ridicoli, più o meno infamanti, vergognosi e umilianti; e anche la stupidità non è dappertutto presente in uguale misura. L’ambiente dei barbieri, ad esempio, pare a prima vista più soggetto alla stupidità di quello dei calzolai. Ma quel che accade negli ambienti artistici del mondo intero batte ogni record di idiozia e di infamia, al punto che chiunque abbia un minimo di buon senso e di equilibrio non può non avvampare di vergogna alla vista di tali orge di pretenziosità e infantilismo. Ah, quei canti ispirati che nessuno ascolta! Quel bla bla bla da intenditori, l’entusiasmo ai concerti e alle serate poetiche, le iniziazioni, gli apprezzamenti, le discussioni, le facce di coloro che declamano o ascoltano, celebrando tra loro il mistero gaudioso del Bello! Per quale mai dolorosa antinomia tutto quel che fate o dite in questo campo vi si trasforma in ridicolo sotto ai piedi? Quando, nel corso dei secoli, un ambiente sociale raggiunge simili vertici di stupidità si può tranquillamente dedurne che le sue concezioni non corrispondono alla realtà e che è infarcito da cima a fondo di idee fasulle.
[…]
Credetemi: c’è una bella differenza tra un artista che si è realizzato e questa accolita di mezzi artisti e quarti di vate che ancora aspirano a realizzarsi. Quel che si addice all’artista fatto e finito su di voi fa tutto un altro effetto. Ma voi, invece di crearvi concezioni adatte a voi e alla vostra realtà, preferite indossare le penne del pavone; ed ecco perché vi trasformate in eterni aspiranti, eterni incapaci, eterni insufficienti; servi, imitatori, imitatori e adoratori dell’Arte che, infatti, vi lascia in anticamera. È terribile vedervi provare e riprovare senza successo, insistere a proporre una nuova opera quando vi hanno appena detto che la precedente faceva schifo, cercare di imporvi a tutti i costi e consolarvi con piccoli successi da quattro soldi, distribuendovi complimenti a vicenda, organizzando serate artistiche, cercando sempre nuove giustificazioni per mascherare agli altri e a voi stessi la vostra incapacità. Non avete nemmeno la soddisfazione di consolarvi con le vostre opere, poiché non significano nulla neppure per voi. Lo ripeto: la vostra non è altro che imitazione, contraffazione dei maestri, prematura illusione di valere qualcosa, di essere arrivati. Vi trovate in una situazione falsa, che può produrre solo frutti amari: e già nel vostro cenacolo crescono l’odio reciproco, l’astio, il disdegno; ognuno disprezza gli altri e se stesso; siete la confraternita dell’auto-disprezzo e un giorno finirete per disprezzarvi a morte da soli.

Witold Gombrowicz, Ferdydurke (trad. di Vera Verdiani), Feltrinelli, Milano 1993, pp. 73-74

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