La mia vita segreta (1)

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Qui la recensione di Gaia Conventi.

La mia adolescenza fu caratterizzata dal moltiplicarsi dei miti, delle manie, delle deficienze, dei doni, delle manifestazioni di genio e di violenza della mia prima infanzia. Non desideravo assolutamente correggermi, né trasformarmi; al contrario, ero di giorno in giorno maggiormente posseduto dalla volontà di imporre e di esaltare in ogni modo la mia concezione di vita.
Anziché limitarmi a godere l’acqua stagnante del mio narcisismo precoce, la canalizzavo: e la crescete, violentissima affermazione della mia personalitàsi sublimò ben presto in nuovi sviluppi di azioni che, considerando le tendenze eterogenee e ben caratterizzate del mio cervello, potevano soltanto essere antiosociali e anarchiche.
Il bimbo-re divenne un anarchico. Sistematicamente, ostinatamente, mi opponevo a tutto.
Da piccolo facevo sempre “diversamente dagli altri”, ma senza esserne cosciente. Ora, dopo aver finalmente compreso il lato eccezionale e fenomenale del mio modo di agire, “lo facevo apposta”. Bastava che qualcuno dicesse “nero” perché io ribattessi “bianco”. Bastava che qualcuno si inchinasse rispettosamente per farmi sputare. Il mio incessante, feroce impegno a sentirmi “diverso” mi strappava lacrime di rabbia se, per una qualsiasi coincidenza, mi vedevo accomunato ad altri. Anzitutto, soprattutto: io, io solo! Io solo! Io solo!

Salvador Dalì, La mia vita segreta, Abscondita, Milano 2006, pp. 95-96

 

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