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Georges Braque - Harbor

Dunque, ho letto i due libri di Fred Vargas, Parti in fretta e non tornare e L’uomo a rovescio. Non mi sono piaciuti molto, perché non apprezzo lo stile dell’autrice: sembra che mentre scrive si ripeta ogni due secondi quanto è brava, quanto è ironica e quanto è intellettuale. Infatti, è così brava e glaciale che non ti lascia niente (siamo agli antipodi di Woolrich, che scrive sgangherato, di corsa e con un sacco di imprecisioni, perché ha qualcosa di potente e vitale da dire e non gli interessa fare il professorino).
A parte il mio apprezzamento personale, non li consiglierei a un adolescente per questi motivi:
Stile: vale quello che ho detto prima, e se un adulto può apprezzare comunque certi ammiccamenti colti e la scrittura limpida, secondo me un ragazzo fa fatica e si annoia, non ha stimoli ad andare avanti. Trama: in entrambi i casi si parte con un’idea avvincente ma poi, a metà libro, l’idea crolla e si prosegue con ipotesi cervellotiche, poco realistiche e sviluppate in modo noioso (sempre pensando a un ragazzo/a). Il protagonista: di solito tutto crolla nella noia e nell’inerzia man mano che Adamsberg entra in scena. Pigro, compiaciuto e noioso, non sa mai niente, non fa mai niente, gli piove tutto dal cielo e, guarda caso, alla fine risolve tutto… così, senza pathos e senza un briciolo di tensione morale. Sembra il trionfo dell’indifferenza. L’autrice lo adora e non fa altro che lanciarsi in lunghe descrizioni pedanti su quanto sia acuto e saggio questo protagonista, che è un Nulla vivente. Senza sentimenti, senza tensioni, non crede in niente e non gli importa niente. Il contrario della pensosità, dell’istintualità e della “voglia di fare” adolescenziali; e non ci sono né dubbi esistenziali né un “glorioso” fallimento. Zero, insomma. Con un tocco di cinismo nella descrizione per es. del rapporto tra Adamsberg e Camille (l’amore è un freddo rapporto tra due persone che si fanno i fatti loro; solo un adulto disilluso può apprezzare una cosa del genere).
Dei due, secondo me, potrebbe piacere di più L’uomo a rovescio: c’è il tema del lupo mannaro, quello (avvincente e avventuroso, e anche poco realistico, dunque ancor più appassionante, sotto un certo aspetto) dell’inseguimento del “nemico” su un puzzolente carro bestiame; l’idea che se nessuno (in questo caso la polizia) ti crede, ma tu sei convinto di avere ragione, contro tutto e tutti parti all’inseguimento e sai che non mollerai mai. Poi, un punto di forza è la caratterizzazione dei personaggi secondari: il lettore li visualizza bene, si affeziona, parteggia e in certi casi ride molto (certe uscite del Guarda sono forti, con lui è come se nostro nonno si trovasse all’improvviso catapultato in un’avventura!). Quindi per tutta la prima parte L’uomo a rovescio è abbastanza avvincente (benché senza tensioni morali, senza noir!). Poi, però, crolla e diventa noioso. Ma potrebbe anche piacere, anche se non è un romanzo che riesca a conquistare qualcuno alla lettura, secondo me.

 

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