Joyce

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Mi chiedo chi legga veramente Joyce, oggi. E Kafka? Chi li legge davvero, spontaneamente, senza che qualcuno li prescriva? Loro – insieme agli altri – ebbero un’immensa fortuna postuma, ma questo non si ripeterà per gli scrittori venuti dopo. Trascorsi gli anni Venti del Novecento, passati gli Hemingway i Fitzgerald i Faulkner, e quelli come loro, nessun altro riuscirà a essere ricordato così. Gli scrittori italiani del Novecento sono i più caduchi, ma anche quelli stranieri faticheranno a trovare l’altare dei posteri. L’età dell’oro, che era in pratica una garanzia di eternità, pare esser finita fra le due Guerre Mondiali. Dopo, ci si è dati da fare e qualche traccia la si è pure lasciata, ma oggi siamo in una situazione in cui ci si agita per niente: tutti cercano visibilità approfittando di mezzi che in altri tempi non s’immaginavano nemmeno; ma sembra inutile, si crea solo confusione, mentre il mondo procede per conto suo verso una tecnologizzazione sempre più estranea ai processi mentali. La tecnologia, velocizzando i processi mentali, tende a sterilizzarli e a farsi supplente, e com’è noto un muscolo che lavora poco tende all’atrofia. È finita, ormai: piantatela di dimenarvi e blaterare, non serve a nulla. Calmatevi e andate in pace, possibilmente senza recriminare.

 

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