materiali 12. I signori del fuoco

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L’alchimista, come il fabbro e, prima di questi, il vasaio, è un “signore del fuoco”. È per mezzo del fuoco che egli opera il passaggio della materia da uno stato a un altro. Assecondando l’opera della Natura, precipita il ritmo del Tempo e, in definitiva, si sostituisce ad esso. La sua opera, la trasmutazione, implica, sotto una qualunque forma, l’abolizione del Tempo; e l’affrancamento della Natura dalla legge del Tempo procedeva di pari passo con la liberazione dell’adepto.

Il vasaio che per primo riuscì, servendosi della brace, a indurire a sufficienza le forme che aveva dato all’argilla, dovette sentire l’ebbrezza di un demiurgo: aveva appena scoperto un agente di trasmutazione. Ciò che il calore “naturale” – quello del sole o del ventre della terra – maturava lentamente, il fuoco lo faceva a un ritmo inimmaginabile. L’entusiasmo demiurgico sorgeva dall’oscuro presentimento che il grande segreto consistesse nell’apprendere un modo per “fare più in fretta” della natura, cioè – poiché bisogna sempre tradurre nei termini dell’esperienza spirituale dell’uomo arcaico – un modo per intervenire senza rischi nei processi della vita del Cosmo circostante.

Il fuoco si rivelava il mezzo per “fare più in fretta”, ma anche per fare qualcosa di diverso da ciò che esisteva già in Natura: esso era, dunque, la manifestazione di una forza magico-religiosa che poteva modificare il mondo e che, di conseguenza, non apparteneva a esso. È questa la ragione per cui già le culture più arcaiche immaginavano lo specialista del sacro – lo sciamano, l’uomo di medicina, il mago – come un “signore del fuoco”. La magia primitiva e lo sciamanismo implicano il “dominio del fuoco”, sia che l’uomo di medicina possa toccare impunemente la brace, sia invece che possa produrre nel proprio corpo un “calore interiore” che lo rende “cocente”, “ardente”, permettendogli così di resistere al freddo estremo.Come gli sciamani, anche i fabbri sono ritenuti “signori del fuoco”. In certe zone culturali, il fabbro è considerato come eguale, se non addirittura superiore, allo sciamano.

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Nella Grecia arcaica, alcuni gruppi di personaggi mitici – Telchini, Cabiri, Cureti, Dattili – costituiscono confraternite segrete, in relazione con i misteri oppure gilde di lavoratori dei metalli. Secondo le diverse tradizioni, i Telchini furono i primi a lavorare il ferro e il bronzo, i Dattili Idei scoprirono la fusione del ferro e i Cureti la lavorazione del bronzo; questi ultimi erano, inoltre, famosi per una loro danza particolare, che eseguivano facendo cozzare le armi. I Cabiri e i Cureti sono chiamati “signori delle fornaci”, “ potenti per mezzo del fuoco”, e il loro culto si è diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo orientale. I Dattili erano preti di Cibele, divinità delle montagne ma anche delle miniere e delle averne, che avevano la propria sede all’interno delle montagne. Questi gruppi di metallurghi mititci hanno dimestichezza con la magia (i Dattili, i Telchini ecc.), con la danza (Coribanti, Cureti), con i misteri (Cabiri, ecc.) e con l’iniziazione dei ragazzi (Cureti). Disponiamo, quindi, di tracce mitologiche di una situazione arcaica in cui le confraternite dei fabbri assolvevano un loro ruolo preciso nei misteri e nelle iniziazioni.

L’alchimista occidentale raggiunge così l’ultima tappa dell’antichissimo programma, avviato dall’homo faber fin dal giorno in cui si accinse a trasformare una Natura che egli considerava, secondo prospettive diverse, come sacra o suscettibile di essere ierofanizzata. Il concetto della trasmutazione alchemica è il coronamento favoloso della fede nella possibilità cambiare la Natura attraverso il lavoro umano (lavoro che comporta sempre un significato liturgico).