Omnis determinatio negatio

Anassimandro

Dice il celebre frammento di Anassimandro: “Gli esseri pagano gli uni agli altri la pena e l’espiazione dell’ingiustizia secondo l’ordine del tempo”. La creazione, la generazione delle cose, è macchiata originariamente da opposizione. Non appena l’energia diviene massa, non appena si determina come corpo, commette necessariamente ingiustizia, nel senso che diventare una cosa comporta per ciò stesso non essere tutte le altre; si può essere qui solo a patto di negare tutti gli altri esseri possibili che avrebbero potuto essere qui al nostro posto. Già nella generazione umana, nell’atto con cui nostro padre inseminò nostra madre, di tutti gli spermatozoi solo il nostro ce l’ha fatta, e per farcela ha dovuto lottare contro gli altri, sgomitare, correre, arrivare per primo a insidiarsi nell’ovulo e dare origine allo zigote che è stato il nostro inizio. Forse già lì, già nell’utero, già in principio, nel nostro principio, nella nostra arché, c’è l’opposizione, la lotta, l’ingiustizia per cui si deve pagare il fio. La condizione perché un essere ci sia è che non faccia esistere altri, omnis determinatio negatio. Dietro ciò che la dogmatica cristiana dice con l’immagine del peccato originale vi è una profonda intuizione speculativa sulla condizione umana, sulla contraddizione che l’avvolge.

Vito Mancuso, L’anima e il suo destino, Raffaello Cortina, Milano 2007, pp. 170-171.