BUONE (VECCHIE) REGOLE

buch

Da un vecchio (nemmeno tanto) decalogo sui giusti rapporti fra autori, editori, lettori:

Agli editori il lettore deve chiedere un maggior sforzo di “intelligenza imprenditoriale”, come:
– la capacità di mediare razionalmente i rapporti tra autori e lettori, senza prevaricare né sugli uni né sugli altri;
– il sapere tener conto delle domande e attese reali dei vari settori di pubblico;
– senza rinunciare all’impegno di prevederne gli sviluppi, ma fuori delle oscillazioni nevrotiche tra lo sfruttamento smanioso dei filoni di successo consolidato e il rinnovo frenetico dei cataloghi.

Quali erano i filoni di successo? Ah, sì: il fantasy, poi il noir, poi i maghetti, poi i vampiri, poi l’erotico sado-maso, poi la chick-lit (letteratura per pollastrelle), poi le inchieste-glamour ecc.

A seguire, si incoraggiano l’onestà intellettuale e la lealtà professionale, così rare nei carrozzoni letterari, per prevenire la frustrazione e il disorientamento:

Una questione vera e propria riguarda la richiesta che le attività di promozione libraria rispettino un codice di lealtà, evitando di far passare opere mediocri per capolavori assoluti o libri sofisticatissimi per testi di agevole lettura: tendenze destinate a produrre effetti di frustrazione e disorientamento che si traducono in una diffidenza complessiva verso il prodotto librario.

Altrimenti, si rischia il disfacimento, oltre che la diffidenza. Poi non ci si lamenti che non l’avevamo detto.

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