Micromega su Charlie Hebdo e Aldo Busi

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Per fare l’ultimo numero di Micromega, il direttore Paolo Flores D’Arcais ha inviato a una sessantina di intellettuali un questionario, invitandoli a esprimere le proprie considerazioni sul tragico attacco a Charlie Hebdo e alla libertà di espressione.
Ecco cos’ha risposto Aldo Busi.

Flores, a parte il fatto che il Suo questionario è verboso e inquisitorio, non è così che ci si rivolge ad Aldo Busi ed è di per sé offensivo e assolutistico, per non dire da fanatici, dare per scontato che gli si può strappare un testo gratis mettendolo per soprammercato e come se niente fosse in mezzo a sessanta “rappresentanti” scelti in base a chissà quali intansigenti criteri. Io non ce li vedo in Italia sessanta integerrimi intellettuali che abbiano razzolato altrettanto bene di quanto hanno predicato e che senza vergognarsi possano assimilarsi per rettitudine, coraggio anticlericale nel tempo e comportamenti indefessamente etici, democratici e antifascisti ai martiri di Charlie Hebdo. Si tenga gli altri cinquantanove e per fare cifra tonda se ne scelga un altro di pari rappresentanza.
P.s.: Si può pubblicare.

14 pensieri riguardo “Micromega su Charlie Hebdo e Aldo Busi”

  1. La buffoneria mediatica del solito pagliaccio televisivo Busi. Si può definire “martire etico” chi ha fatto quelle orrende vignette su Maometto che offendono la sensibilità religiosa? Mi pento amaramente di aver sprecato inutilmente tanto tempo sui libri di Busi. Pensavo fosse uno scrittore, ma ho capito che è soltanto un pagliaccio. Antonio Coda.

  2. Gentile Antonio Coda, se lei è l’Antonio Coda che crede di essere, quello zelantone che più e più volte oltrepassando abbondantemente la noia o, peggio, il pudore, ha testimoniato la sua aperta e a detta sua motivata ammirazione per l’opera letteraria di Aldo Busi (che in queste sue dieci righe credo sia stato esauriente come non si poteva meglio, verso quei sessanta o quei seicento che da una strage sapranno ben spremerne una opinione), mi stupisce poco – non voglio demoralizzarla confidandole come non mi stupisca per niente – che vada soggetto a cattolicherie quali pentimenti e caritatevolezze cedute a patto si appartenga comunque al cordone di un monoteismo utilissimo a fini rintrucillenti e soperchianti cioè realpolitici, o se non è lei sarà di quelli a lui così simili che a Antonio Coda già in passato hanno fatto il filo trollandolo a loro triste piacimento, sfilacciando la Rete che aspirano a far diventare il ghetto al di fuori del quale non saprebbero pensarsi. Gentile e pentito e converso Antonio Coda, mi dispiace per lei se a differenza mia non ha una matta voglia di leggere “Vacche amiche (un’autobiografia non autorizzata)” – a tal proposito: ha notato com’è bella l’ANSA che ne dà l’annuncio? mai letta un’ANSA così impossibile da dimenticare; se stasera, pensando a un regalo da fare, non ha pensato a una copia de “El especialista de Barcelona”, o se, leggendo “Considerazioni di un impolitico” di Thomas Mann, non le sia stato naturale provare gratitudine per i libri di Busi quando Mann scrive: “Oggi so per cento ragioni che col rendermi faticosa tutta la vita, ho aiutato altri a vivere”(ho tolto virgolette e corsivi perché in un commento combinano pasticci, e per migliorarne la lettura, ma la virgola che c’ha messo Pocar in traduzione l’ho lasciata com’è). Gentile Antonio Coda che si crede o che vorrebbe credersi tale, non speri in una mia replica al mio commento. Un leale amico (lui di Bergamo, io di Napoli, eppure: amici!, e leali; ci crederebbe?) mi ha chiamato, per dirmi ridendo:- Ti leggo il commento, sai di chi? Di “Antonio Coda”! Mi è sembrato allora doveroso, dire le due cosine che ho detto, e a cui aggiungo: ma davvero non ha idea, di quanto ci sia di desiderabile nel titolo di pagliaccio che lei mena via con tanta piatta insipienza? La ringrazio, glielo devo, per avermi dato l’opportunità di essere pedante apparentemente a giusta causa, alla Thomas Mann per una sera! Ah, “Vacche amiche” verrà pubblicato il 19 di marzo: si prenoti per tempo per poterne sprecare dell’altro alla grande.

    I miei saluti, Antonio Coda.
    (Oh, ce ne saranno mica di veri e meno veri; soltanto un altro falso tra i falsi.)

  3. Le fumiganti deiezioni intestinali che Antonio Coda scarica sul web ogni volta che si parla di Busi mi inducono a chiedermi se il poveretto non abbia il cesso in casa o se, pur avendolo, la tazza non sia sufficiente a contenere il gigantismo della sua stitichezza. Propendo per la seconda ipotesi.

  4. No, non ho idea di quanto ci sia di desiderabile nel titolo di pagliaccio che meno via con tanta insipenza. Spiegamelo tu, che a fare il patetico pagliaccio ci riesci benissimo e non fai neanche ridere.

  5. Coda! Codino! Codazza! Ma perché ti nascondi? perché?! Perché ti firmi “A.C.” sul sito web de “Il Manifesto”? Stai forse prendendo coscienza del tuo fanatismo d’accatto in salsa busiana e parentiana? Ti ricordi quando ti gongolavi nel tuo brodo di giuggiole per essere stato inserito nei “commenti che meritano” di Altriabusi? E adesso? Scrivi sotto nickname, ti deprimi con Mariella Mehr, hai trovato nel buco del culo di Massimiliano Parente il nuovo altare su cui officiare le tue slinguazzate…..Coda, ma che fine hai fatto? Perché sei caduto così in basso? (e tieni conto che già i tuoi commenti su Altriabusi erano bruttini forte). Un grato saluto (corposo e immanente, Coda; corposo e immanente!).

  6. Questo Antonio Coda è un poveretto di merda. Si fa le pippe mentali leggendo Busi e Parente; si estasia davanti a un’agenzia Ansa. Soltanto un imbecille del genere può illudersi di capire qualcosa di letteratura. La cosa più patetica è che è convinto di quello che scrive: che gente scoppiata che c’è in giro…

  7. Ma Coda chi? quello che ha passato cinque anni dela sua vita a conficcare tutti i giorni almeno mezzo metro di lingua su per gli sfinteri dei redattori di Altriabusi? Mha! Trattasi di mero caso di arrivismo e leccaculaggine all’italiana: magari avrà qualche libro nel cassetto e pensava di pubblicarlo ingraziandosi Busi. Adesso che quel mediocre sito ha chiuso, è passato a leccare il culo di Massimiliano Parente (immagino con gli stessi propositi). Sceglie soltanto personaggi egolatrici e pieni di sé, forse perché pensa che siano più facilmente blandibili; insomma, un caso umano che non arriverà mai da nessuna parte (forse in un reparto psichciatrico, tutt’al più).

  8. Io invece il 19 marzo comprerò “I segreti di Maria” di Paolo Brosio: un libro importante che ci informa degli avvertimenti che la Madonna ci sta dando in questo periodo che segna la resa dei conti finale con il Male. Non ho soldi e tempo da perdere con le cretinate egolatriche di Aldo Busi; quindi consiglio a tutti il libro di Brosio, anche a quelli visibilmente accecati dal fanatismo antireligioso.

  9. Coda, visto che hai le voglie pazze e ti sbrodoli tutto aspettando il 19 marzo contando i minuti e i secondi, perché nel frattempo non ci spieghi la tua poetica del “corposo e immanente”, unitamente alla teoria letteraria dei “caselli e castelli”? Caspita!, questo sì che significa intendersi di letteratura! I redattori di Altriabusi ne sarebbero entusiasti! Un grato saluto (corposo e immanente!).

  10. Mi correggo: il “Considerazioni di un impolitico” di Thomas Mann che ho letto io in edizione De Donato editore del 1967 è stato tradotto da Marianello Marianelli, non da Ervino Pocar il quale ha invece tradotto “La montagna incantata”, mica scemo lui. Quindi la virgola nella citazione “Oggi so per cento ragioni che col rendermi faticosa tutta la vita, ho aiutato altri a vivere” è di Marianelli non di Pocar. Saluti.

  11. Coda, ma perché metti l’immagine dello scimmione e non la faccia tua? Forse che il grugno di una scimmia è più bello del tuo volto? E il tuo amico di Bergamo cosa dice di questo?

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