N. M. 2

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Nella musica contemporanea del Novecento troviamo una caratteristica comune, che è l’autonomia esecutiva concessa all’interprete. Ciò significa rifiutare i “rapporti gerarchici” imposti dalla società conservatrice (innanzitutto rifiutando la tonalità), per vedere, sentire, capire il mondo in modo nuovo.

I rapporti tradizionali — fra interprete e partitura nella musica, tra fruitore e dipinto nella pittura — vengono scardinati e tolti di mezzo. Questo rientra nell’Opera aperta teorizzata negli anni Sessanta da Umberto Eco: un campo di possibilità interpretative, una configurazione di stimoli dalla sostanziale indeterminatezza, in modo che il fruitore sia indotto a una serie di letture sempre variabili.

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La nuova musica si costruisce come “figura formata da linee e punti delimitanti intervalli (superfici)” (Paolo Emilio Carapezza). Una strutturazione pittorica della notazione musicale: la composizione grafica è una scelta dei punti nello spazio sonoro, dove i punti di vista possibili si moltiplicano.

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