il manifesto, agosto 2011 (3)

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Da il manifesto, 19 agosto 2011

Se il mercato è all’estero quel che importa è la trama

di Viktoria von Schirach
scout per Random House Germania

Ogni domenica quando vado fuori Roma, sulla via di Decima di Malafede, vedo davanti a un magazzino un po’ desolato pieno di tende da campeggio e dondoli polverosi un grande cartello che promette: «Articoli per scout». Ogni volta che passo il magazzino è chiuso, e ogni volta mi dispiace, perché è molto raro che qualcuno si occupi del mio mestiere, e poi per di più con degli «articoli».
Magari ci fossero degli articoli per scout, penso, nel senso di articoli che mi indicano i libri da segnalare ai miei editori. Faccio la scout, da una ventina d’anni ormai, ma quando spiego il mio lavoro ai non addetti, mi definisco una «consulente editoriale». Sono la figura speculare dell’agente, con cui vengo spesso confusa. Lui vende, io compro, in parole povere. Per essere più chiara possibile, dico che cerco libri italiani per il mercato tedesco, e che lo faccio in esclusiva per un grande gruppo editoriale tedesco. Altri scout lavorano per paesi diversi contemporaneamente. Il mio gruppo però è talmente grande che, anche lavorando solo per loro, il mio spettro d’azione è vastissimo: dal romanzo d’autore al saggio storico, dal libro per bambini al manuale di yoga karmico in due.
Ho cominciato per passione, durante l’università, a segnalare agli amici che lavoravano in case editrici tedesche, i libri italiani che avevo letto e che mi sembravano interessanti per il loro catalogo o per la Germania in generale. Sono tedesca ma dopo il liceo mi sono trasferita in Italia per studiare Lettere, e leggendo con grande curiosità qualunque cosa mi passasse fra le mani, ogni tanto scoprivo libri di cui in Germania ancora non si sapeva niente. Durante i primi anni di università lavoravo part-time per un’agenzia letteraria di Roma, dove più che altro facevo moltissime fotocopie, molto scure (illeggibili per lo più) e dove imparavo a fare le famose «schede»: dire in una pagina o due di che libro si tratta, chi è l’autore, perché vale e a quali lettori può essere destinato. Questi inizi nell’agenzia letteraria per quanto utili mi facevano però soffrire per la mia ignoranza e così decisi di approfondire prima la mia conoscenza della letteratura italiana con una laurea in Letteratura italiana moderna e contemporanea (il mio primo grande amore letterario fu Montale, una porta che si aprì), seguiti da lunghi anni come lettrice all’Università e come traduttrice letteraria. Ma, in realtà, continuavo sempre a segnalare i libri che leggevo. Queste letture mi venivano pagate (poco, e sono fra le poche prestazioni che in vent’anni non hanno subito nessun aumento), e mi permettevano di entrare in rapporto con varie case editrici tedesche e italiane.
Mi ricordo che uno di questi libri era Il catino di zinco di Margaret Mazzantini, il suo esordio del 1994, che mi piacque tanto. Trovai un editore che se ne innamorò, anche se non era un libro facile. Un altro libro che ho molto amato è stato Il bacio della Medusa, primo romanzo di Melania Mazzucco, all’epoca appena trentenne, che mi colpì per la complessità, la profondità dei temi e per la lingua, e mi spinse a desiderare di incontrare l’autrice, perché mi sembrava incredibile che una donna giovane avesse scritto un libro così «antico».
Un’altra bella scoperta di quegli anni, metà degli anni ’90, era destinata ad avere più successo all’estero che in Italia: Sei una bestia, Viscovitz, di Alessandro Boffa: una divertentissima declinazione dei rapporti d’amore attraverso il regno animale per il quale trovai anche un illustratore congeniale all’edizione tedesca. Restando nell’evoluzione naturale, succede che gli editori vogliano tali consulenze in esclusiva, e così fu anche per me. Da un primo gruppo editoriale sono poi passata a un altro, fino al punto di potermi permettere di lasciare gli altri lavori. Nel gruppo Random House Germania per cui lavoro ora da oltre dieci anni, il mio ruolo è di comunicazione, mediazione e trait-d’union fra ventidue case editrici tedesche del gruppo e chi vende diritti in Italia: agenti, foreign rightsmanagers, autori. Non prendo decisioni, ma faccio una preselezione per imiei editori, tenendo bene a mente che le mie segnalazioni non devono corrispondere solo almio gusto personale, ma devono incontrare un mercato, anche se a volte la mia passione di lettrice mi porta a battermi per alcuni libri per il solo motivo «che sono belli». Ultimamente mi è successo con Viola Di Grado, per il suo debutto Settanta acrilico trenta lana, che sarà pubblicato da una storica casa editrice del gruppo, famosa tra gli altri per i libri di Christa Wolf. Ma ci sono anche le frustrazioni: un altro libro di questa stagione che avevo molto amato, Esche vive di Fabio Genovesi, è andato a un’altra casa editrice.
Trasportare i libri fuori dal loro habitat naturale spesso li trasforma. La traduzione è sempre uno stravolgimento della lingua in cui vengono scritti e pensati, per questo motivo il criterio principale per quegli editor che non leggono l’italiano è valutare la trama. A volte, quando la lingua di un romanzo è particolarmente originale e elaborata, per quanto assurdo, questo pregiudica una traduzione. Confesso che in un primo momento avevo sconsigliato la traduzione dei gialli di Camilleri. Optai invece per i suoi romanzi storici, Il birraio di Preston e Un filo di fumo. Ma mi sbagliai, perché le trame di Montalbano sono talmente buone da reggere anche una traduzione in cui si perde quello che rende unici i suoi libri: la sua lingua inventiva e sorniona che reinterpreta il dialetto, altro elemento non salvabile in traduzione.
I tedeschi continuano ad amare i gialli italiani, da Carofiglio a Malvaldi, sono curiosi dei nuovi autori come Giorgio Vasta o Michela Murgia, comprano i grandi nomi come Umberto Eco o Dacia Maraini, ma ultimamente si meravigliano un po’ del ritorno diffuso a una dimensione rurale, all’epopea dei paesini, al recupero delle radici. Un momento difficile per la traduzione. Passerà.

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