Writing 6

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Se dovesse capitarti ancora di star male o esser triste, di avere le lacrime e il nodo in gola, potresti chiamarmi: così, forse, potrei aiutarti. Non voglio più che tu stia male. E quell’espressione di cui parli, quella che dici di non riuscire a trattenere, la muta richiesta di tenerezza che ti si dipinge sul viso nei momenti più inattesi, la conosco perché l’ho provata. E capita anche a me di provare la sensazione di non farcela, ogni volta che affronto il compito impegnativo che sai. Perché è un compito difficile e incerto, se ci pensi, quindi il timore latente rimane sempre. Ma ho imparato a conviverci e a non prenderlo più sul serio: quando ritorna, continuo a fare con fiducia, perché ormai ho capito di avere la padronanza, e andando avanti si può solo migliorare. Questa consapevolezza finisce per sopravanzare il timore, la voce subdola che non si stanca di suggerirmi che il compito è troppo difficile, che forse non ce la farò. Quella vocina non si stanca mai di apparire, ma nessuna parte di me le dà peso. È vero che resta un fondo di insicurezza, ma i fatti, la pratica, l’esperienza mi permettono di esorcizzarlo e renderlo inoffensivo.

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