I luoghi della mente (il manifesto, agosto 2011)

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Da il manifesto, 20 agosto 2011

I luoghi della mente tra giudizi e pregiudizi

di Vittorio Lingiardi
direttore della collana «Psichiatria, psicoterapia, neuroscienze» di Raffaello Cortina Editore

«Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì? Ci sono i nomi dei re, dentro i libri». Inizia così la famosa poesia di Bertold Brecht Domande di un lettore operaio, erroneamente nota col titolo Chi fa la storia?. E chi «fa» il catalogo di una casa editrice? Editore e autori, è ovviamente la prima risposta – e questi sono «i nomi dei re». Da qui in poi l’eletta schiera dei traduttori, dei redattori, e così via. Anche gli agenti (in proliferazione propositiva) fanno la loro parte, e naturalmente i lettori che «influenzano» l’editore con i loro gusti e le loro estemporanee recensioni. Ma se la domanda riguarda la scelta dei titoli, è alla visione comune e al rapporto di fiducia tra l’editore e i suoi consulenti che dobbiamo guardare. Il plurale è d’obbligo, perché a più voci è il discorso che un bravo editore tesse per la costruzione del suo catalogo. Quanto a me, dirigo una collana per l’editore Raffeallo Cortina, cercando di coniugare manualistica di servizio e aggiornamento scientifico non solo nei tre separati domini che le danno il titolo, Psichiatria, psicoterapia, neuroscienze, ma soprattutto attraverso il filo rosso che li lega.

La mia collaborazione è ormai quasi ventennale e si fonda, in primo luogo, sul tentativo di tenere in equilibrio gli interessi e i pregiudizi della mia formazione scientifica e clinica (la psicopatologia dinamica e la psicoanalisi) con la curiosità e il rispetto nei confronti di altre tradizioni scientifiche e scuole di appartenenza. Questo per ottenere il risultato di un catalogo interdisciplinare, ma non eclettico, che, senza appiattire le differenze, favorisca il dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze, psicopatologia, clinica cognitiva e clinica del transfert, ricerca empirica e caso clinico. La domanda «cosa mi interessa?» deve portare con sé la domanda «cosa ti interessa?». Questo permette, tra l’altro, di mettere in discussione le proprie credenze (nel nostro campo troppo spesso date per scontate) e di promuovere cambiamenti benefici di posizione senza repentine inversioni a U e sospetti ribaltamenti di identità. È bello quando la storia dei titoli di un editore scientifico rispecchia in modo coerente, ma non seduttivamente imitativo, gli sviluppi e gli interessi di una comunità, che nel nostro caso è anche una comunità professionale.

Gli altri due ingredienti necessari derivano dal precedente: l’occhio attento alle novità editoriali internazionali, ma ancor più ai convegni, ai journals, ai dibattiti online, ai webseminar delle comunità scientifiche; l’orecchio attento ai gusti, agli interessi, alle passioni dei colleghi e dei collaboratori più giovani. Lavorare nel contesto accademico e partecipare al dibattito scientifico internazionale è di grande aiuto e stimolo. La buona editoria arricchisce la ricerca scientifica e, va da sé, viceversa.

Alcuni volumi hanno segnato con particolare forza il catalogo Cortina di questi ultimi anni. Sono tre le grandi opere cui sono particolarmente affezionato, forse anche perché Franco Del Corno ed io le abbiamo seguite come creature (aut libri aut liberi, recita un antico proverbio latino) e perché hanno rappresentato tre sfide editoriali: «Psicoanalisi» (a cura di Person, Cooper, Gabbard), che in modo non parrocchiale o autocelebrativo, fa il punto sulla psicoanalisi contemporanea e sul rapporto che essa intrattiene con altri campi disciplinari; «Le psicoterapie» (a cura di Gabbard), che illustra, senza inutili rivalità, le diverse scuole nella convinzione che, perché un trattamento abbia successo, è indispensabile scegliere la modalità terapeutica adatta a ogni paziente; e infine il «Manuale Diagnostico Psicodinamico», prima classificazione sistematica dei disturbi mentali sviluppata da una prospettiva psicoanalitica ancorata alla ricerca empirica. Se poi dovessi citare un titolo che, come psicoanalista lettore, mi ha dato particolare piacere, senz’altro citerei Sotto la pelle di Alessandra Lemma, piscoanalista inglese che ha intuito come la «psicoanalisi delle modificazioni corporee» (dalla chirurgia estetica ai macrotatuaggi) sia un vertice di osservazione privilegiato se vogliamo capire qualcosa della società in cui viviamo.

Ma le mie energie vanno anche a un’altra casa editrice, il Saggiatore, alla quale dedico consulenze soprattutto negli ambiti antropologici e sociali delle cosiddette gay and lesbian politics. Il fiore all’occhiello di questa collaborazione è il volume fresco di stampa di Martha Nussbaum Disgusto e Umanità. L’orientamento sessuale di fronte alla legge, che ci invita a abbandonare idiosincrasie e pregiudizi per abbracciare la politica dell’umanità, del rispetto, dell’alterità. Che a pensarci bene è anche l’atteggiamento con cui mi sforzo di leggere e di scegliere i libri che mi auguro aiutino gli altri a pensare e a lavorare.

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