La sagoma di un catalogo (2)

 

mariarosa bricchi

Da il manifesto, 20 agosto 2011

Dicendo di no si ribadisce la sagoma di un catalogo (2)

di Mariarosa Bricchi
direttore editoriale Bruno Mondadori Saggistica

(preced.)

I libri che non hai fatto. Ci sono i libri che un editore sceglie, pubblica, mette in vendita. E ci sono, appunto, quelli che non ha mai pubblicato, anche se avrebbe voluto farlo. Il secondo gruppo non è meno importante del primo. Anzi, il catalogo sognato non è di solito alternativo, ma complementare a quello reale: definisce, integra, approfondisce linee già tracciate. I vuoti sono l’altra faccia dei pieni. Vanni Scheiwiller, per esempio, diceva che gli sarebbe piaciuto preparare il catalogo dei libri che non aveva fatto.

Il fulcro del lavoro editoriale è scegliere (quello che i lettori potranno, a loro volta, scegliere; e quello che, invece, la gente non leggerà). Sui due versanti: dire di sì, e dire di no. I sì sono una scommessa che richiede immaginazione (c’è sempre il rischio di sbagliare). I no, a loro volta, sono importantissimi. Si rifiuta un libro perché non lo si ritiene buono. Ma più spesso perché non entra nella linea editoriale. Quindi ogni no è un modo di ribadire, di ridisegnare, di attribuire maggiore chiarezza alla sagoma ideale di un catalogo. Che, ormai è chiaro, di dimensioni ne ha tre: i libri che ci sono; i libri che non ci sono perché non ho potuto averli; i libri che non ci sono perché non li ho voluti.

Esperti di lettura. L’editoria è il mestiere della superficialità. La specializzazione spetta agli autori, mentre si dà per scontato che un editore non sia esperto di niente, piuttosto curioso di tutto. In realtà, l’editore è un esperto di lettura. Una specie di uomo occhialuto all’ennesima potenza che, per disposizione e per contratto, pratica e contamina due forme di lettura attrezzata, quella da lontano e quella da vicino. Il distant reading implica destreggiarsi tra molti libri possibili, assaggiarli, assegnarli in lettura ad altri, vagliarne per campionature la qualità, la tenuta, le tesi (un precipitato di questo processo, e un tratto tipico degli editori, è la competenza con cui parlano di libri che non hanno letto). Il close reading arriva quando è il momento di analizzare i singoli testi emersi dalla prima selezione: passare dalla visione d’insieme a uno sguardo mirato attiva una lettura non solo d’impressione e di piacere, ma di logica e dettaglio.

Il libro va penetrato, inquadrato; la scelta motivata, di fronte ai colleghi, ai venditori, ai librai, ai lettori. Tra i modi di stabilire un rapporto non superficiale con un libro c’è dunque, accanto all’esercizio critico e alla traduzione, anche il processo di analisi che precede la decisione di pubblicare.

La città e il catalogo. Piazze, bastioni, strade e viuzze, vicoli, slarghi, cortili: la città è uno dei modi per raccontare la letteratura. L’immagine è di Sciascia, che ricordava forse la celebre metafora della casa della letteratura di Henry James. Qualcuno ha descritto anche i cataloghi degli editori utilizzando immagini di foreste, paludi e campagne. Architettura, urbanistica, paesaggi plasmati dall’intervento dell’uomo: attorno all’editoria circolano da sempre metafore che parlano di sistema, di ordine, di connessioni tra i singoli libri in un tutto organico. I grandi editori del passato hanno costruito cataloghi che è facile leggere, a posteriori, come organismi viventi: si avverte il respiro, l’armonia che lega i singoli membri. Oggi, forse, è tramontata l’epoca delle ambizioni unitarie. Frammenti, enclaves, singole isole o piccoli arcipelaghi (le collane) sostituiscono, con la loro provvisoria necessità, le costruzioni articolate e complesse. Ma vale ancora, e più che mai, l’opzione ragionevole di assumere la responsabilità di ogni singolo libro che si pubblica: «I libri per necessità sono come quelle persone che stando cogli altri parlano sempre esse, e non ascoltano mai. Pertanto è di bisogno che il libro dica molto buone e belle cose, e dicale molto bene; acciocché dai lettori gli sia perdonato quel parlar sempre» (sono le parole che Leopardi attribuiva a Socrate). Un catalogo editoriale è la somma, a identità multipla, di molte voci che parlano tutte assieme: spetta all’editore scegliere voci che, una per una, ciascuna per sé, si facciano perdonare l’eccesso di loquacità; e comporle in modo che il rumore non sia stridente.

(2 – fine)

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