Ciclisti a Ognissanti

Carlo Carrà, Il ciclista, 1913

Mentre rimuginava s’arrampicò per la scaletta in legno che portava alla torretta. In cima, si piazzò nell’osservatorio e impugnò il cannocchiale, facendolo girare sul cavalletto. Il suo compito era avvistare i ciclisti che sibilavano nell’aria lungo i tornanti asfaltati, chini nelle tenute sportive. Ne vide un drappello compatto proprio in quel momento, magri e aerodinamici, che tagliavano la collina sulle bici scintillanti al sole di fine ottobre. Col cuore in gola, lanciò il messaggio col trasmettitore al manipolo di montanari acquattato fra le acacie spinose quattro curve dopo. In pochi secondi venne issata la paratia con lo scenario stampato, a chiudere il tornante con un fondale perfetto e luminoso. I ciclisti arrivarono veloci, alcuni ridendo mentre si raccontavano qualcosa, e si schiantarono uno dopo l’altro, in rapida successione, con suoni sordi e metallici. I corpi sbalzati ruotarono in aria come rincorrendosi in acrobazia, con i telai di carbonio che volavano da tutte le parti: dalla sua postazione vide bene la scena, con l’adrenalina che si scaricava in petto. La vegetazione ingoiò tutto rapidamente, la paratia venne tirata giù e fatta sparire dalla strada, mentre i fremiti della sterpaglia nascondevano il trascinamento dei corpi e lo sgozzamento coi coltelli da caccia. Il dissanguamento iniziava lì, nella macchia, e avrebbe reso i corpi meno grondanti quando li si sarebbe lavorati sul tavolo del macello. Il gruppo si mosse rapido, avvolse i cinque ciclisti nei teli cerati e li caricò sulle vecchie Mitsubishi scorticate, nascoste fra le querce. Le operazioni si potevano seguire anche dall’osservatorio, con i movimenti dell’erba e i suoni flebili portati dal vento, fino all’accensione dei diesel puzzolenti. Quando vide le jeep spuntare dalla carraia e dirigersi verso il ponte sottostante, mollò il cannocchiale e si precipitò giù eccitato. Nuovo lavoro l’attendeva, nuove chiacchiere, nuove esperienze: quelle carcasse magre avrebbero dato molta soddisfazione, soprattutto a Ognissanti.

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