Un uomo

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La battaglia di Filippi si è conclusa con la vittoria di Antonio e di Ottaviano contro Bruto e Cassio: i capi dei congiurati sono morti, l’assassinio di Cesare è finalmente vendicato. Ma nel vedere il cadavere di Bruto, suicidatosi poco prima gettandosi sulla spada impugnata dal suo schiavo, Antonio dichiara: «Gli elementi erano così composti in lui, che la natura potrebbe levarsi e proclamare a tutto il mondo: “Questo era un uomo!”». È noto che Antonio aveva mosso guerra a Bruto fin dal primo istante, che l’aveva subito annoverato tra «questi macellai […] che hanno versato questo sangue prezioso», che l’aveva inseguito fino in Asia, dove alla fine l’aveva sconfitto; ma ora, di fronte al cadavere dell’avversario, sente salire dentro di sé un irresistibile senso di rispetto: “Questo era un uomo!”.
Si tratta di un concetto caro a Shakespeare. Nella sua tragedia più famosa, Orazio dice ad Amleto, a proposito del padre defunto, che «era un vero re», al che Amleto risponde: «Era un uomo». E aggiunge: «Non ne vedrò mai un altro come lui», facendo comprendere che dicendo “un uomo” intendeva un’altissima qualità morale, una particolare tensione spirituale.

Vito Mancuso, La vita autentica, Raffaello Cortina Editore, Milano 2009, pp. 12-13

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