La cassaforte di famiglia custodita nei tascabili

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Da il manifesto, 21 agosto 2011

La cassaforte di famiglia custodita nei tascabili

di Fabio Di Pietro
Paperback Editor – Universale Economica Feltrinelli

Parlando di editoria è molto frequente evocare immagini venatorie. La più ricorrente è la caccia grossa all’autore, il pervicace bracconaggio di teste letterarie da appendere sul camino in sala riunioni. A me questa metafora esibizionista non piace. Gli autori non sono prede, sono artisti e artigiani. Preferisco guardare alle loro opere come a quadri da sfoggiare in un’ideale casa museo.

Ecco, se gli editor delle edizioni maggiori, dei cosiddetti libri hardcover (ad alto prezzo), sono costantemente alla ricerca di nuovi quadri da appendere alle pareti, gli editor dei paperback (tascabili economici) si occupano soprattutto di curare la casa destinata ad accoglierli. I tascabili sono la destinazione ultima di tutti i titoli importanti per la casa editrice, per meriti commerciali, editoriali o – nei casi più fortunati – entrambi. I tascabili sono l’orizzonte cui deve guardare ogni editore, il fantomatico lungo periodo, la cassaforte di famiglia, la foto di gruppo di una vita. Sono, appunto, la casa in cui ogni bel momento trova la sua sistemazione. Insomma: l’editor di una collana tascabile deve «tenere in ordine l’orizzonte». E nel frattempo provare a espanderlo. Ma come?

Gli strumenti in suo possesso sono due: il lavoro sul catalogo e la ricerca di novità. Difatti, parafrasando Carver, di cosa parliamo quando parliamo di paperback? La tassonomia si impernia attorno a due macrocategorie: gli original, novità pubblicate direttamente in tascabile, e i riversamenti, edizioni economiche di libri già usciti in altre collane della casa editrice. Esempi di original? La nuova traduzione di un classico, o di un testo buddhista per la nostra collana Oriente. Esempi di riversamento? L’edizione economica dell’ultimo romanzo di Alessandro Baricco o di José Saramago.

I percorsi di queste due tipologie sono assai diversi. Il testo di un libro riversato – a meno che l’autore non intenda apportare integrazioni o aggiornamenti – si considera assodato e sicuro. Non c’è pertanto alcuna reale fase di editing e si provvede solamente a una rilettura redazionale, alla ricerca di inesattezze o refusi sfuggiti alla prima edizione. C’è però una fase di publishing molto attenta, dove vengono valutati elementi come la collana (spesso il posizionamento, far sì che gli occhi giusti notino il titolo giusto, può fare tutta la differenza), la copertina (mantenere quella della prima edizione o studiarne una ad hoc?), l’eventuale uniform edition (una linea grafica univoca che abbraccia tutti i libri di un autore). Per publishing si intende insomma l’insieme di decisioni che fanno di un testo un libro. È il nucleo vivo del nostro mestiere.

Ben diverso il caso degli original, che seguono un iter del tutto affine a quello delle edizioni maggiori: dopo l’acquisizione e, dove necessario, la traduzione, il testo viene sottoposto a un vigoroso editing – spalla a spalla con l’autore – che lo manipola e lo rimpasta, cambiandone eventualmente la struttura e correggendone i difetti di forma. Uscito poi dai giri di bozze – almeno due, spesso tre, all’inseguimento di ogni refuso – il libro è pronto per essere mandato a stampa. I classici sono original a statuto speciale, testi fuori diritti (per questo disponibili a tutti gli editori) in cui la partita si gioca sulla qualità della traduzione, della curatela e – appunto – del publishing. I classici sono la spina dorsale del catalogo tascabile, le truppe d’assalto che lottano nella mischia delle edizioni di altri marchi per guadagnare spazio.

Nella ricerca di novità «in diritti» l’editor di una collana tascabile, non potendo contendersi con i colleghi dell’hardcover i libri caldi delle fiere, per intuibili ragioni di portafoglio e opportunità, deve frugare nel sottobosco: cogliere fenomeni minori, ma radicati e in crescita; trovare nuovi, validi autori cui affidare progetti più adatti al paperback che alle edizioni maggiori; aprire tavoli di collaborazione con altre case editrici, pubblicando su licenza i loro titoli in edizione tascabile.

Deve insomma sperimentare. Perché il tascabile non è solo una casa museo. È, per sua e nostra fortuna, anche un laboratorio. Molte delle correnti che si sono poi ingrossate fino a diventare alte maree culturali – e commerciali – si sono formate per la prima volta proprio nelle acque basse dei tascabili. Per la sua natura «povera» ma agile, il tascabile si presta a esperimenti e carotaggi di profondità. Oggi, in quest’epoca di passaggio che vede sempre più in discussione il modello tradizionale di libro, fino nel midollo della sua carne di carta e del suo sangue di inchiostro, un laboratorio come questo è ancora più prezioso. Perché l’orizzonte dei libri sta cambiando colore, la casa è in ristrutturazione, e l’unica cosa certa è che vogliamo farla abitare da sempre più persone.

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