Anche le scelte grafiche hanno un senso politico

 

url

Da il manifesto, 21 agosto 2011

Anche le scelte grafiche hanno un senso politico

di Alberto Lecaldano
art director di Voland

Nel catalogo della mostra Disegnare il libro (Scheiwiller, 1988) Armando Petrucci ci ricorda che la gestione degli spazi «nel libro (o meglio ormai sul libro)» è «un fatto eminentemente politico» così come per tutti gli «spazi di scrittura pubblicamente esposti». «Dal Rinascimento in avanti» gli editori si sono serviti di quello spazio «extratestuale di natura indicativa e designativa… per rendere espliciti i loro messaggi rivolti al pubblico, reale e potenziale consumatore del loro prodotto…» In poche parole Petrucci chiarisce non solo che i lettori sono consumatori ma anche quale è il ruolo previsto per la progettazione grafica, utile solo se contribuisce al consumo di prodotti o servizi e quindi all’affermazione del «dominus».

La «presentazione esterna» del libro è dunque il risultato della volontà del «dominus» e delle «capacità professionali dei tecnici, materiali realizzatori di scritte e immagini». La copertina di un libro è lo spazio dove la volontà dell’editore si esprime attraverso materiali, segni e colori che consentono al consumatore di ricondurre il ‘prodotto’ a un marchio e a una collana o raccolta di prodotti emogenei. Dunque, progettando le copertine di Voland nel 2001 abbiamo pensato a una bandiera: due fasce di colore orizzontali e una verticale (l’asta) sul dorso che gira sullo specchio anteriore.

Il logo poggia sulla fascia più bassa. I colori sono abitualmente rossi, grigi, blu, nelle tonalità più scure, cupe, profonde. Le immagini si muovono liberamente sullo specchio anteriore e spesso sorvolano, non entrano nel merito, evitano di illustrare o commentare in qualsiasi modo la storia del libro. Un’ulteriore narrazione oltre le parole dell’autore ci sembra non necessaria. Spesso le immagini rappresentano un oggetto, un dettaglio, un singolo elemento come in un dizionario illustrato. Abbiamo messo un cane (due volte), un maiale, una mucca, un’ombra, un vetro rotto, un crepaccio, una tomba, la nebbia… In tre casi abbiamo scelto una o più finestre viste dall’esterno: quelle di un casermone sovietico, di una casa indiana, quella illuminata dell’appartamento di fronte, e in altri due una finestra vista dall’interno: in una camera d’albergo (di Francoforte) e in fondo a un cupo corridoio (di un albergo sui Pirenei). Dalle finestre si guarda nel mondo così come attraverso le pagine di un libro.

Alcuni casi su quasi trecento: tanti sono più o meno i libri pubblicati da Voland dei quali abbiamo curato tutti gli aspetti grafici in questi ultimi dieci anni. Le copertine certamente ma anche gli interni, il testo, il suo trattamento al quale Voland è molto attenta. Desideriamo che la lettura sia un piacere senza ostacoli. Crediamo talmente all’importanza della buona leggibilità e al fatto che anche la composizione delle parole e delle righe di testo, la loro disposizione sulla pagina, siano la bandiera dell’editore, che nel 2010 per festeggiare i quindici anni della casa editrice abbiamo chiesto a un type designer italiano, Luciano Perondi, di disegnare una font (e l’abbiamo chiamata Voland) che da più di un anno utilizziamo per tutti i libri. Ed è certamente una decisione contro tendenza negli anni in cui gli e-book, almeno per ora, tolgono valore alle scelte grafiche, negandole o appiattendole.

Ma un libro porta con sé la storia di tutti i libri e così per la progettazione grafica di due recenti collane ci siamo riferiti a due esperienze mitiche della storia editoriale italiana della seconda metà del ‘900. Dalla Bur, la vecchia Bur del 1949, abbiamo ripreso il formato, le pagine dense e le copertine di solo testo, citandoli nella collana Sírin classica, grandi testi russi tradotti da scrittori. Dagli Oscar del 1965 abbiamo ripreso il formato e il bollino in copertina che allora indicava il prezzo e ora il nome della collana, «Supereconomici». Per le immagini in questa collana abbiamo lavorato con Pedro Scassa a una linea di disegni a tratto che rifuggendo da propositi illustrativi definiscono con un pittogramma un aspetto, un elemento del romanzo o anche il volto dell’autore, come nel caso di Pessoa.

Riuscirà tutto ciò – che come si vede è stringato, tende all’essenziale e al rispetto del testo e del lettore – a vivere in un periodo in cui, plagiando e sgomitando, il glamour e la voglia di ammaliare pervadono l’estetica delle copertine, che i librai superstiti volentieri espongono in labirintiche pile, sempre meno volentieri percorse dai lettori?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...