Nella mente si affollano le scadenze di consegna

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Da il manifesto, 21 agosto 2011

Nella mente si affollano le scadenze di consegna

Simona Olivito
Caporedattore delle edizioni e/o

Per essere un lavoro che ha a che fare con le parole, è strano pensare che la mia testa sia sempre piena di numeri. Date. Scadenze. Consegne. Non c’è infatti un finale di riunione con gli editori, il marketing, l’ufficio stampa o un incontro con gli autori, il grafico o i redattori in cui non mi metta a contare silenziosamente sulle dita il tempo che manca a questa o quella scadenza. Il mio lavoro consiste nel coordinare la redazione e la produzione delle edizioni e/o. Seguo i libri dal momento in cui gli editori decidono di pubblicarli fino a quando vengono mandati in stampa. Quante cose succedono tra questi due momenti? Tante. E io ci sto un po’ in mezzo.

Quale sia il bandolo di tutta questa matassa è difficile capirlo anche mentre scrivo queste righe in cui pure ho cercato di fare un po’ d’ordine.
A ogni rilettura mi è infatti balzata agli occhi una serie di «intanto». Del resto è così che funziona, un po’ come in cucina: ogni ingrediente al momento giusto e allo stesso tempo tutti questi ingredienti da tenere insieme. E intanto… le giornate corrono via tra riunioni e telefonate.

Quando gli editori per i quali lavoro scelgono i libri e ci riuniamo per programmarne la pubblicazione parto con l’organizzazione della tempistica. Si può trattare di un libro in traduzione così come di un libro italiano. Nel primo caso, in base allo stile e al linguaggio, lo affido al traduttore che mi sembra più adatto a cui, a consegna avvenuta, dovrò subito chiedere di rimboccarsi di nuovo le maniche. Bisogna infatti lavorare alla revisione insieme al redattore che controllerà riga per riga che tutto fili liscio. Si passa poi a impaginare per affidare ai redattori i vari giri di bozze. Con gli autori italiani il contatto è naturalmente più diretto, ci si vede più spesso in casa editrice, ci si incontra di più alle presentazioni. Con loro io intervengo al momento dei giri di bozze, perché il libro viene prima affidato alle sapienti mani dell’editor.

Penso al brivido del primo incontro nel caso degli esordienti, o a quello in cui si ridà fuoco alle polveri con il nuovo romanzo di un autore già affermato, ma il brivido vero è quello che fa fermare le mie dita che contano, contano, contano. Ecco perché.

Domanda: «Per uscire nel tale mese quando dovrei consegnare?».
«Be’, diciamo a maggio».
«Perfetto, per la fine di agosto ce l’hai!». Sì, perfetto.

E intanto… intanto avanti tutta con le copertine, va convocata la riunione con il grafico in cui gli editori gli forniscono spunti e materiale per trasmettergli l’atmosfera del libro. A bozzetto numero uno o numero mille approvato all’editore chiederò i testi per la quarta.
E intanto… intanto, terminati i giri di bozze, si può chiudere il volume, testo e copertina sono pronti per andare in tipografia. Un’occhiata alle cianografiche, le prove di stampa, l’ultima occasione per verificare che sia tutto a posto, qualche momento di apnea, da lì indietro non si torna, e l’orologio che invece continua a correre.

E intanto… intanto con il grafico, il marketing e l’ufficio stampa bisogna avviare i materiali promozionali per il lancio del libro, dépliant, locandine, cataloghi da portare alle fiere, pubblicità per riviste e quotidiani e quant’altro. E in tempi di e-book, alla fine di tutto questo lavoro, mandato il libro in tipografia se ne realizza anche una versione digitale, da controllare. E intanto… intanto è vero, sto sempre al telefono. E se ancora non ho trovato il bandolo della matassa so però di sicuro che alla domanda «per quando ti serve?» la risposta che dovrei dare più sovente è: «per ieri!».

 

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