Scrittura tecnica

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I documenti più numerosi, più espliciti, più vari che ci hanno lasciato gli antichi Mesopotamici in materia di divinazione, a parte alcuni formulari sulla divinazione popolare, sono trattati di casistica divinatoria, che riflettono una tecnica, una logica, una vera scienza mantica. I più antichi sono della fine dell’epoca paleobabilonese, intorno al 1600 avanti Cristo; del primo millennio, appena prima della scomparsa della Mesopotamia come unità politica e culturale, si sono ritrovate migliaia di tavolette. Dai più antichi ai più recenti, tutti i trattati si presentano nello stesso modo: stessa disposizione, stesso vocabolario, stessa nomenclatura tecnica, stessi procedimenti d’analisi, di ricerca e di esposizione, stessa mentalità. Una costanza nella forma che è dovuta al tradizionalismo dei letterati mesopotamici dell’antichità, e che dimostra la piena padronanza dell’arte della divinazione acquisita dai tecnici locali.

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I trattati divinatori babilonesi sono tutti costruiti sullo stesso modello, quello dei “codici” giuridici e dei trattati di medicina, secondo una forma logica universale nell’antica Mesopotamia, almeno dalla fine del III millennio. Enunciano una serie di proposizioni composte da due parti: una protasi, introdotta da «se», «supponendo che», di solito al presente o al passato, che costituisce il “presagio”, seguita da un’apodosi, di solito al futuro, che è l’oracolo. Ad esempio: «Se un uomo ha il pelo del petto rivolto all’insù – diventerà schiavo»; «Se un uomo, col viso congestionato, ha l’occhio destro sporgente (?) – lontano dalla sua casa, dei cani lo divoreranno»; «Se un uomo (sogna che) fa il mestiere del lapidario – suo figlio morirà». Oppure, in un trattato di extispicina: «se la cistifellea è fine come un ago – un prigioniero evaderà».

Tuttavia, in alcuni casi – quelli degli “oracoli storici” – l’apodosi è al passato, generalmente intorno a un grande nome o ad un evento più o meno notevole della storia: «Se [nel Fegato] la Porta del Palazzo è doppia, se vi sono tre Rognoni e a destra della Vescichetta biliare sono scavate (palšu) due perforazioni (pilšu) ben nette – , [è il] presagio degli Apisalii, che Narâm-Sîn [re dal 2260 al 2223] per mezzo di scavi (pilšu) fece prigionieri». Oppure: «Se, a destra del Fegato, si trovano due Diti – [è il] presagio dell’Epoca-dei-Competitori». O ancora, su un modellino di argilla di Mari: «Quando il mio paese si è rivoltato contro Ibbi-Sin (2027-2003), [è] così [che] questo [il fegato] si trovava disposto».

Di fronte al numero totale delle apodosi che si conoscono, decine di migliaia, questi oracoli storici formano un insieme modesto, circa duecento. Quasi tutti gli “oracoli storici” concernono fatti effettivamente attestati per il periodo anteriore ai trattati in cui si trovano raccolti; si può quindi avanzare l’ipotesi che questi oracoli abbiano costituito una sorta di processo verbale, accuratamente tramandato, di una coincidenza fra il presagio osservato (ad esempio, lo stato di un fegato) e l’avvenimento successivo; coincidenza giudicata significativa sia perché ricorrente, sia per il carattere eccezionale del presagio e/o dell’avvenimento.

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