Scrittura casistica

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Viene da chiedersi come si siano formati questi trattati divinatori babilonesi: quale tipo di ragionamento logico o di osservazione sperimentale fa associare una certa apodosi (oracolo) a un certa protasi (presagio)? Quale sistema tassonomico ha permesso di allineare interminabili protasi a proposito del medesimo oggetto? La complessità è grande: un trattato studierà non il fegato della vittima (materia troppo vasta), ma la tal porzione ominosa del fegato: la Vescichetta biliare, la «Porta del Palazzo», il «Dito», eccetera. Oppure, in un altro campo, il tal segno congenito del corpo umano. Si suppone che un neo, ad esempio, interessi via via tutte le parti del corpo umano, enumerate puntualmente dalla testa ai piedi. Così, in un trattato di fisiognomia, a proposito della “macchia” o “segno”, si passa in rassegna la lista completa delle parti del corpo in cui può trovarsi, con le apodosi corrispondenti.

Gli oracoli sono messi in elenco e classificati, in funzione delle protasi, secondo un ordine rigoroso, e costante per uno stesso soggetto. Se questo è la presentazione esterna del corpo umano, si comincerà l’esame dalla testa: la sommità del cranio; la nuca; la fronte; la chioma; le tempie; le sopracciglia; le palpebre; gli occhi; le orecchie; il naso; la bocca; i denti; la lingua; il mento; il collo; e così via, scendendo, fino ai piedi. Di ognuna delle parti così considerate, si prospettano tutte le situazioni e gli stati capaci di modificarne il contenuto di presagio: la presenza o l’assenza; dimensioni e quantità: se è grande, molto grande, piccola, molto piccola, unica, in due, tre, quattro esemplari o suddivisioni; la disposizione interna e la posizione rispetto ad altri elementi: se è ritta, coricata, inclinata, a rovescio, contigua, discosta, a destra, a sinistra, in alto, in mezzo, in basso, davanti, dietro; la colorazione: se è rossa, nera, bianca, verde-gialla, talvolta con sfumature più o meno numerose.

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A ogni oggetto di un tipo particolare di divinazione è così adattato uno schema di suddivisione e ordinamento di tutti gli aspetti in cui si presenta all’osservatore. Schemi che formano spesso categorie ricorrenti: ad esempio, ogni volta che viene presa in esame una delle posizioni, supponiamo a destra, si considera subito dopo la posizione a sinistra. Ogni volta che si pone il problema del numero, ci si estende, secondo i casi, da uno o due a sette, o più (così, per le nascite di gemelli, trigemini, ecc.). Ogni volta che è ricordata la somiglianza dell’oggetto con un animale, vi è tutto un elenco di animali tipici, in certo modo già predisposto, che può comportarne fino a una ventina e che ritorna, più o meno particolareggiato, secondo i casi. Le analisi, insomma, sono straordinariamente minuziose, con centinaia e migliaia di presagi differenti, ciascuno col suo oracolo.

Sembra un proposito deliberato di tener conto non solo del reale, ma anche dell’immaginabile, del possibile, quando si vedono registrare nelle protasi successive di una stessa raccolta due, tre, cinque e perfino sette Vescichette biliari per un solo fegato; o quando, all’inizio di un trattato di teratologia, sono previste per i neonati perfettamente umani una quarantina di presentazioni stravaganti, fra le quali l’aspetto di «un leone», di «un cane», di «un maiale», di «un bue», di «un asino», ecc., e, più avanti: di «una testa», di «una mano», di «un piede»,… perfino di «un corno di capra», e naturalmente, visto che bisogna prevedere tutto, di «due corna di capra».

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