Descrizioni

Honore de Balzac

Secondo la tradizione, le descrizioni che troviamo in certi romanzi sono quelle che si tende a “saltare”: naturalmente ci si riferisce a un certo tipo di romanzi, specialmente di genere, o che mantengono un’impronta popolare. Questo fa pensare ai romanzi ottocenteschi del realismo francese, alla Balzac, e a ciò che li differenzia da quelli del naturalismo di Émile Zola. Questi autori fanno un uso molto differente della descrizione: si dice che il romanzo realista abbia una dominante narrativa, mentre quello naturalista una dominante descrittiva.

Per esempio, nel realismo di Balzac le descrizioni sono concentriche, passano dal generale al particolare, e lo fanno per preparare il terreno e fare da struttura portante alla narrazione degli eventi, allo svolgersi dell’azione che seguirà. Dunque, si descrive per poter raccontare meglio l’azione: la descrizione è al servizio dell’azione. E, visto che le descrizioni balzachiane sono narrativamente funzionali, hanno un ruolo subalterno al racconto. Quindi, ogni particolare dev’essere funzionale a ciò che accadrà: nella storia non si dovrebbero inserire particolari “narrativamente” inutili.

Per questo, accade spesso che il tempo del racconto – il tempo impiegato a leggere la descrizione – è superiore a quello della storia – il tempo in cui realmente si svolge l’azione. Si hanno così delle pause descrittive, con l’effetto che l’azione, per svolgersi, deve “attendere” che sia finita la descrizione.

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