Sherlock Holmes, Uno studio in rosso

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Allo sbalordimento del dottor Watson, che lo interroga su come abbia fatto a ricavare tutte quelle informazioni (cfr. il post precedente), Holmes risponde con i fatti.

«Per prima cosa, quando sono arrivato in Lauriston Gardens, ho osservato che le ruote di una carrozza avevano lasciato un duplice solco presso il marciapiede. Ora, fino a ieri sera non pioveva da una settimana, quindi quei solchi dovevano essere stati prodotti durante la notte. C’erano pure le impronte degli zoccoli del cavallo, una delle quali era assai più nitida che non le altre tre, prova evidente che si trattava di uno zoccolo ferrato di nuovo. Siccome la carrozza è arrivata sul luogo dopo che ha cominciato a piovere, ma non durante la mattina (su questo punto ho la testimonianza di Gregson), ne consegue che dev’essere arrivata durante la notte e che, quindi, ha portato i due sconosciuti alla casa del numero 3.»

E il metodo usato per calcolare la statura del secondo uomo è semplice e logico: «Ho potuto osservare la lunghezza del passo di quell’uomo, tanto sul terreno argilloso all’esterno, quanto sul pavimento polveroso, all’interno. Inoltre, ho trovato il modo di controllare l’esattezza dei miei calcoli. Quando una persona scrive su un muro, l’istinto la porta a scrivere all’altezza dei suoi occhi. Ebbene, quell’iscrizione era a circa un metro e ottanta dal suolo.»

Ugualmente logiche sono le deduzioni di Holmes in merito all’età dell’individuo e alla faccenda delle unghie lunghe e del sigaro Trichinopoly: «Se un uomo può fare dei passi più lunghi di un metro e venti, senza il minimo sforzo, non è possibile che sia anziano e che abbia degli acciacchi. Quella, infatti, è la larghezza di una pozzanghera che c’era sul sentiero del giardino e che, evidentemente, lo sconosciuto ha scavalcato. L’uomo dalle scarpe di vernice l’ha aggirata, ma quello dalle scarpe quadrate l’ha scavalcata. (…) Quella parola sul muro è stata scritta con un indice intriso di sangue. La lente d’ingrandimento mi ha consentito di osservare che l’intonaco è leggermente graffiato, cosa che non sarebbe accaduta se l’unghia di quell’indice fosse stata corta. Quanto al sigaro… ho raccolto un po’ di cenere sparsa sul pavimento. Era di color scuro e si presentava a falde. Soltanto il Trichinopoly produce una cenere simile. Ho studiato in modo particolare la cenere dei sigari, anzi ho scritto una monografia in proposito. Mi vanto di poter distinguere a prima vista la cenere di una qualsiasi qualità nota di sigaro o di tabacco. Proprio in simili particolari, l’esperto investigatore differisce dai vari Gregson e Lestrade.»

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