Sherlock Holmes e la scienza della deduzione

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In Uno studio in rosso, il luogo che fa da sfondo al primo incontro tra il dottor Watson e Sherlock Holmes – il laboratorio chimico di un ospedale – rappresenta il simbolo della formazione scientifica di Holmes, nonché l’equivalente della obscure library ove il narratore del racconto “The Murders in the Rue Morgue” di Edgar Allan Poe stringe amicizia col detective antesignano Auguste Dupin.

Forte è l’analogia fra queste due situazioni: la biblioteca di Poe e il laboratorio di Conan Doyle rimandano al repertorio di conoscenze e abilità che sta alla base dei due universi narrativi. Caratterizzato nella trilogia di Auguste Dupin dalla componente testuale, e nella saga di Sherlock Holmes dall’estensione dei principi scientifici agli affari pratici degli uomini.

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In “The Science of Deduction”, secondo capitolo di A Study in Scarlet, il narratore fa una sorprendente rivelazione sulla forma mentale di Holmes:

La sua ignoranza era notevole quanto la sua cultura. In fatto di letteratura contemporanea, di filosofia e di politica, sembrava che Holmes sapesse poco o nulla. Una volta mi accadde di citare Thomas Carlyle. Mi chiese nel modo più ingenuo chi era e cosa aveva fatto. Ma la mia meraviglia giunse al colmo quando scoprii casualmente che ignorava la teoria di Copernico nonché la composizione del sistema solare. Il fatto che un essere civile, in questo nostro diciannovesimo secolo, non sapesse che la terra gira intorno al sole mi pareva così straordinario che stentavo a capacitarmene.

Non solo Holmes ignora queste informazioni, ma afferma che, una volta recepite, farà il possibile per dimenticarle. Egli paragona il cervello umano a un’angusta soffitta in cui riporre gli oggetti da conservare a portata di mano; se lo sciocco vi ammassa ogni sorta di cianfrusaglie, e gli è impossibile poi ritrovarle, il bravo operaio conserva solo attrezzi utili, collocandoli col massimo ordine, poiché: «È un errore illudersi che quella stanzetta abbia le pareti elastiche e possa ampliarsi a dismisura. Viene sempre il momento in cui, per ogni nuova cognizione, se ne dimentica qualcuna acquisita in passato».

Il tratto principale di questa metafora è la concezione specialistica del sapere holmesiano, che il narratore esemplifica con una tabella, dove riporta il grado d’interesse dimostrato da Holmes per le diverse discipline. All’assoluta indifferenza nei confronti di letteratura, filosofia e astronomia e al superficiale aggiornamento politico, si contrappongono invece la conoscenza teorica della botanica, in particolare delle piante velenose, nonché elementi pratici di geologia, come le qualità di fango delle diverse zone di Londra, la profonda padronanza della chimica, nozioni di anatomia accurate ma non sistematiche, e l’immensa erudizione in fatto di letteratura sensazionale, che fa del detective «un calendario vivente del crimine».

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