Il mito sherlockiano

 

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Scriveva Alberto Tedeschi nella Premessa al secondo “Omnibus” mondadoriano dedicato a Sherlock Holmes nel 1971:

Il fatto più clamoroso è che Sherlock Holmes è una leggenda divenuta realtà. Non è possibile non credere alla sua esistenza: gli hanno dedicato “biografie” e film, hanno intitolato targhe alla sua memoria; i cacciatori d’autografi continuano a scrivergli per chiedergli uno scritto “di suo pugno”; i turisti che si recano a Londra corrono numerosi a cercare la famosa casa di Baker Street, e ancora oggi, non senza imbarazzo, gli impiegati della posta di Sua Maestà Britannica si trovano a dover smistare un imponente flusso di lettere da tutto il mondo, indirizzate, si badi bene, al “Signor Sherlock Holmes”. Raramente al suo autore. Chi visita il museo sherlockiano di Lucens in Svizzera può vederne a migliaia, vecchie di ottant’anni e più, ma anche recentissime. Lettere di ammiratori, convintissimi della reale esistenza di Sherlock Holmes, che gli chiedono i più svariati consigli. Molti gli espongono “casi” misteriosi che solo lui può risolvere; altri (numerosissimi) vogliono sapere “come si diventa investigatori” e manifestano la volontà di seguire le orme del Maestro.

A tutt’oggi arrivano moltissime lettere all’indirizzo inesistente di 221B di Baker Street. A ognuna viene risposto su carta intestata che, purtroppo, Mr Holmes si è ritirato a vita privata e non può più occuparsi di alcuna questione. E resto vivissima la disputa fra i cosiddetti “conan-doyliani ortodossi”, secondo i quali fu lo scrittore Arthur Conan Doyle a creare i personaggi immaginari di Sherlock Holmes e John Watson, e i “fondamentalisti sherlockiani” che, intrisi di fanatismo, sono convinti sia Conan Doyle il personaggio immaginario, o piuttosto lo pseudonimo con cui il vero dottor Watson firmava i suoi scritti, che quindi racconterebbero casi autentici, che vengono puntualmente ricostruiti e discussi da scrittori, scienziati e anonimi lettori da ogni parte del mondo, impegnati a rintracciare i pezzi mancanti di un incredibile puzzle potenzialmente infinito.

È una sorta di Grande Gioco, quello del fare-finta-che Sherlock Holmes sia realmente esistito: da cui scaturiscono serissimi saggi specialistici sulla sua infanzia, sul suo orecchio musicale, sulla sua dipendenza dalla droga, sulle sue indubbie origini americane, sull’arte di fumare la pipa.

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Un pensiero riguardo “Il mito sherlockiano”

  1. Credo nella Forza, credo in Pinocchio, credo in Moby Dick, credo nei viaggi nel tempo, credo nei Transformers e credo pure in Terminator.
    Perchè quindi non dovrei credere che Sherlock Holmes sia realmente esistito?
    😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

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