Sherlockiana: l'indagine e il metodo

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Ciò che nei racconti di Holmes porta così spesso i poliziotti fuori strada è che quasi subito, appena iniziata l’indagine, tendono ad adottare l’ipotesi che risponde più verosimilmente ad alcuni fatti evidenti, trascurando le “inezie” e rifiutando di considerare dati che non sostengono la loro posizione. «Nulla è più ingannevole di un fatto ovvio,» dice Holmes in “Il mistero di Valle Boscombe”.

La polizia, inoltre, commette il «capitale errore» di teorizzare prima di giungere all’evidenza completa (come in “Uno studio in rosso”). Ne risulta che, senza rendersene conto, inizia a «distorcere i fatti per adattarli alle teorie invece di mutare le teorie per adattarle ai fatti» (“Uno scandalo in Boemia”).

La reciproca disistima che risulta da queste enormi differenze nella metodologia è presente in tutti i racconti di Holmes. In “I signori di Reigate”, Watson osserva, parlando con un ufficiale di campagna: «Ho sempre notato che c’è un metodo nella sua [di Holmes] pazzia», al che l’ispettore replica: «Qualcuno potrebbe dire che c’è della pazzia nel suo metodo».

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Del tutto opposto all’immagine dell’eroe puro è il fatto che le azioni di Holmes qualche volta vanno contro la legge. Come investigatore privato, egli non è vincolato al regolamento di polizia. Tiene in scarsa considerazione l’abilità degli uomini di Scotland Yard, e li considera in generale “sviati”. Va anche oltre nel suo disprezzo, come quando osserva che «l’aiuto dei locali è sempre o inutile o pregiudizievole» (“Il mistero di Valle Boscombe”). Holmes è ben conscio delle inadeguatezze della legge, e commenta: «Molti uomini sono stati impiccati ingiustamente».

In apparenza, Holmes ha fede nella definitiva vittoria della giustizia, come attesta questa affermazione, secondo la quale «la violenza, in verità, ricade sul violento, e l’intrigante ricade nella fossa che ha scavato per un altro» (“La banda maculata”). Ma a volte ritiene necessario uscire dai binari della legge per assicurare la giustizia. Quindi si trova a commettere violazione di proprietà, furto con scasso e sequestro di persona. Sul furto con scasso, così argomenta: «È moralmente giustificabile, in quanto non vogliamo prendere altri oggetti che quelli che furono usati per scopi illegali» (“Ladri gentiluomini”); esercita il suo ruolo di vigilante perché, come egli stesso dice: «penso che vi siano certi crimini che la legge non può punire, e che perciò giustificano, in una certa misura, la vendetta privata».

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Holmes riconosce anche che la prigione non è sempre una punizione appropriata per il crimine, e che può effettivamente impedire il processo di recupero. E così, in almeno quattordici occasioni, Holmes lascia di fatto libere delle ben note canaglie, perché, come dice di uno di questi «Mandarlo in galera ora significa farne un galeotto per tutta la vita» (“Il carbonchio azzurro”).

Holmes non teme neppure di ricorrere all’inganno, se sente che avrebbe potuto servire a fini di giustizia. Qui raggiunge il massimo quando, per catturare “l’uomo più malvagio di Londra”, si traveste da idraulico e si fidanza con la cameriera del furfante per ottenere informazioni (“Ladri gentiluomini”). Poiché si rende conto della necessità di conquistare la più completa fiducia dei suoi informatori, qualche volta lo fa spacciandosi per uno di loro. In un’occasione, avendo bisogno di certe informazioni, si traveste da staffiere, spiegando a Watson che: «C’è una notevole simpatia e complicità fra gli appassionati di cavalli. Se sei uno di loro, saprai tutto quello che vuoi sapere» (“Uno scandalo in Boemia”).

In altre occasioni Holmes simula malattie, disgrazie, conoscenze, e anche la propria morte. Usava spesso manipolare i giornali, e notava che «la stampa… è un’istituzione di grande valore, se sai come usarla» (“Il mistero dei sei Napoleoni”).

2 pensieri riguardo “Sherlockiana: l'indagine e il metodo”

  1. E’ sempre un piacere trovato un appassionato di Sherlock Holmes.
    Ho letto il canone di Conan Doyle non so più quante volte e sono così amante della letteratura e della cinematografia orbitante intorno ad Holmes, da volergli bene come un amico.

    Mi complimento per questo tuo post preciso, accurato, ispirato chiaramente alla logica ferrea che da sempre guida i pensieri e le gesta del nostro comune eroe.

    Ho discusso di Holmes in due recenti post sul mio blog: nel primo racconto la mia passione per il character del detective londinese, nel secondo “recensisco” l’ultimo film sull’investigatore (Mr. Holmes).
    Ti metto entrambi i link, che spero gradirai 🙂

    https://lapinsu.wordpress.com/2015/11/19/elementare-lapinsu/
    https://lapinsu.wordpress.com/2015/11/25/mr-holmes/

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