Luigi Bernabò al Manifesto (2011)

 

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Da il manifesto, 23 agosto 2011

Ora il compito è contrastare la crisi nell’era dell’e-book

Luigi Bernabò
Direttore della Bernabò Agency

L’agente è molto più che una guida e un compagno di viaggio per l’autore. Poiché la sua remunerazione è proporzionale a quella dell’autore, ha un interesse diretto nel suo successo, di critica e/o di pubblico. Per questo motivo lo assiste fin dalle prime fasi, concezione e stesura dell’opera, fino all’identificazione dell’editore che meglio potrà valorizzarlo e oltre, per tutta la durata della vita dei suoi libri. A differenza degli agenti anglosassoni, che si concentrano quasi esclusivamente su autori del loro paese, gli agenti italiani, che operano su un mercato più ristretto, si fanno carico generalmente sia di autori italiani che stranieri, di cui gestiscono i diritti di traduzione nella nostra lingua. Poiché lo fanno attraverso gli agenti o gli editori stranieri che li tutelano alla fonte e che rappresentano in esclusiva, finiscono per gestire intere «scuderie» e un numero imprecisato di autori.

Un’agenzia come la nostra, che opera da oltre vent’anni, ha in portafoglio patrimoni letterari che vanno da Orwell a Steinbeck e Kerouac ad autori di bestseller come Dan Brown, Ken Follett, Michael Connelly, Glenn Cooper, a scrittori del calibro di Jonathan Franzen, Michael Cun-ningham, Paul Auster. Gli immediati vantaggi sono la forza contrattuale che ne deriva e la consuetudine di rapporti quotidiani con gli editori italiani, che consentono all’agente di avere un quadro sempre aggiornato del panorama editoriale, che può meglio orientarlo nell’individuazione volta per volta del’editore più adatto a pubblicare una determinata opera.

Lo svantaggio principale, dal mio punto di vista, è che questa fitta attività lascia poco spazio alla ricerca di nuovi autori italiani (quelli stranieri arrivano dalle «scuderie»), che è la parte creativamente più entusiasmante del nostro lavoro: contribuire all’individuazione, al lancio e all’affermazione di uno scrittore ne è, dopo tutto, l’essenza. Perciò, nonostante i limiti, la ricerca non cessa mai. Ma come avviene? Attraverso le segnalazioni più disparate, che possono essere di altri autori già tutelati o perfino di case editrici, che spesso preferiscono concentrarsi su opere inedite che abbiano passato il filtro di un agente della cui competenza si fidano. Ma anche attraverso proposte dirette: tra le oltre cento mail (e innumerevoli telefonate) che riceviamo ogni giorno, c’è sempre qualche esordiente che si propone. E poiché leggerli tutti sarebbe impossibile, la scelta è casuale.

Spesso dipende dal modo in cui l’esordiente si presenta: nel febbraio 2008, ad esempio, ricevemmo una mail di un aspirante scrittore che si presentò testualmente dicendo «Ho ereditato da chissà chi una certa curiosità per il crimine e per i noir. C’è chi se lo spiega semplice: mia madre, per esempio, dice che c’ho l’angelo custode cattivo. È vero, sempre avuto.» Poi proseguiva descrivendo una particolare figura di serial killer che quasi quasi mi fece desistere, perché ritenevo che il mercato fosse ormai saturo. Ma il tono e il contenuto della mail prendevano, e decidemmo perciò di leggere il manoscritto: il risultato fu sorprendente. Pensai che, anche se il testo presentava qualche incertezza e ingenuità, se fossi stato un editore l’avrei comunque pubblicato, perché c’era molto di più che una trama originale e ben congegnata. Proponemmo allora all’autore di lavorare insieme alle possibili correzioni, e lui accettò di buon grado mostrando un livello di professionalità non comune. Quando il risultato fu soddisfacente, lo presentammo agli editori e Il suggeritore di Donato Carrisi, pubblicato da Longanesi nel gennaio del 2009, ha conosciuto da allora un successo inarrestabile, con traduzioni in tutto il mondo e oltre 600.000 copie già vendute prima dell’uscita negli Stati Uniti, che è il mercato principale e dove verrà pubblicato nel gennaio 2012.

La tutela degli autori, per noi sempre prioritaria, non ci fa dimenticare gli interessi della nostra naturale controparte, gli editori. Laddove, come spesso accade, i due coincidono, siamo necessariamente in prima linea con loro. Come è accaduto di recente con la «rivoluzione» degli e-book. La negoziazione dei relativi diritti stagnava quando, nel febbraio dello scorso anno, mi recai a New York ed ebbi per la prima volta la visione della progressiva scomparsa delle librerie e di un’editoria messa in ginocchio dai giganti dell’elettronica, al punto da sentirmi dire da un grande editore che erano ormai diventati una piccola parte dell’industria dell’entertainment. Tornai deciso a favorire lo sviluppo di piattaforme da parte degli editori, per gestire il processo, contrastare il predominio di monopoli che hanno altri interessi e limitare i danni alle nostre librerie, parte tuttora vitale della nostra cultura. Finora ci stiamo riuscendo.

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