decontestualizzare

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Leggere un resoconto su una sofferenza inspiegabile, espresso in modo chiaro e diretto, con frasi essenziali e incisive, può aprire la mente su certe cose. In casi come questo, la semplicità espositiva diventa così efficace che permette di osservare il fenomeno dall’esterno, e così di uscire dal “corpo doloroso”. È un modo per astrarsi dalla pastoia velenifera che attanaglia la psiche: equivale a de-contestualizzarla per poterla decifrare nei suoi aspetti, e poi tornarla a guardare da una certa distanza nel suo insieme ricostituito, come spettatore. Essere spettatore aiuta molto, aiuta moltissimo. Ma il problema risorge quando ci si sente prigionieri — oltre che del proprio corpo — di una cella, dove non c’è possibilità di ascolto, cioè di essere ascoltati, e nemmeno c’è possibilità di parlare a qualcuno che capisca ciò che dici.

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