Nereo e Metis

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Dal canto suo, Nereo è incapace di menzogna, non dimentica mai l’equità e conosce solo pensieri giusti e benevoli. È un maestro di saggezza di cui la tradizione ha conservato i detti; conosce ogni cosa divina, il presente e l’avvenire, e la sua giustizia non è separabile da procedure divinatorie compiute attraverso l’acqua e attraverso la bilancia. Nereo rappresenta una figura della sovranità mitica, e il suo sapere divinatorio si enuncia come una verità indiscutibile, che si fonda sulla visione simultanea di presente, passato e futuro. È l’indovino, maestro di verità. Il dono della veggenza gli permette di collegare il visibile e l’invisibile e gli conferisce il privilegio di pronunziare le parole che «realizzano la realtà».

A questo tipo di mantica, che pronuncia sentenze definitive ma sempre in interventi provocati, si contrappone la divinazione sotto il segno di Metis. Prima sposa di Zeus (e figlia di Oceano e di Teti), Metis (ovvero l’intelligenza pratica) possiede un’onniscienza che ha la stessa natura della sua capacità di trasformarsi. I suoi doni di metamorfosi le permettono di spadroneggiare nel campo dei possibili e nel dominio dell’aleatorio. E la sua scienza si esplica al meglio quando l’ordine costituito è turbato da conflitti, lotte e rivolte, nel momento in cui l’imprevisto e il mutevole sono l’unica regola.

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Qui si scopre tutto un gioco di oracoli: la prova in cui gli dèi astuti si affrontano tra loro, lo scontro incerto in cui gli interpellanti devono mostrarsi capaci di porre la domanda giusta al momento giusto, di ripetere l’oracolo o di accettarlo, persino di volgere in proprio favore la risposta che l’oracolo ha dato a vantaggio dell’avversario. L’indovino appare qui sotto i tratti del prudente, del consigliere abile nel dare buoni pareri, perché è accorto, sa vedere davanti e dietro, ma sempre per avere la meglio su uno più forte e capovolgere le posizioni.

Non si era sicuri di apprendere la volontà del Dio, o piuttosto quella del Fato. Il futuro, che fosse concepito come singola vicenda o come un più vasto complesso di destini, è sempre coperto da un velo, che un abile occhio umano può qua e là penetrare, e che la mano di un individuo privilegiato può sollevare del tutto. Il fatalismo è radicato: se l’antichità credeva in un Fato ben definito, era naturale che sorgesse il desiderio di conoscerlo.

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