# 56

01

L’immagine del diario che non sono mai riuscito a tenere, salvo sporadici tentativi, compare ogni volta che parlo di “ritegno”. È un ritegno quello che m’ha impedito di tenere il diario, ed è un ritegno quello che mi ha impedito, per dieci anni, di mettere su carta tentativi e prove di scrittura dopo che il desiderio di fare lo scrittore m’aveva catturato. Ogni persona normale li avrebbe fatti, quei tentativi, io invece no: non lo ritenevo né opportuno né sensato. Questa è una cosa che continua a farmi riflettere.
I “fantasmi” tornano ad aleggiarmi intorno, è vero: e continueranno, non m’illudo di riuscire a liberarmene, ancora. Ci vorrà tempo, credo. La violenza che ho visto fin da piccolo: evocata, dichiarata, minacciata, fra i genitori che si odiavano, mi ha segnato irrimediabilmente. La propensione ad atteggiamenti estremizzati mi ha poi accompagnato nella gioventù, soprattutto nel rapporto con me stesso: questi, credo, sono i fantasmi. A cui alla fine s’è aggiunto il macigno, letale e definitivo, conseguente a quell’atto fatale. I fantasmi, dunque, esistono ed esisteranno ancora. E, se l’espiazione è davvero finita, allora bisogna passare alla cura, per fugare i fantasmi e guarire l’anima e il corpo. Ma credo che sarà un processo lungo.

Annunci