Materiali 18. Rebis

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Il Rebis, la figura simbolica dell’androgino, viene effettivamente raffigurato con due teste, una maschile e una femminile, e coi piedi poggianti su un drago che sputa fiamme. A quanto ricordo, quel simbolo comparve per la prima volta nel Trattato dell’Azoth di Basilio Valentino; rappresentava la prima decozione dello spirito minerale mescolato al suo corpo, ossia l’unione del solvente, principio volatile e femminile, con la sua sostanza solubile, principio fisso e maschile. Ouroboros, il drago che si mangia la coda, era l’emblema della natura ciclica ed eterna dell’universo. Un universo unico, che nella sua struttura unitaria è soggetto a un moto di continua e incessante circolarità, in cui tutto parte dall’Uno e ritorna all’Uno. Ogni elemento è a un tempo se stesso e altro da se stesso: i minerali diventano liquidi, volatili, solidi.

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Secondo quel tradizionale modello di corrispondenze, ogni elemento possiede due qualità, ciascuna delle quali è condivisa dall’elemento precedente e da quello successivo. Era spiegato anche nel De magia naturalis di Heinrich Cornelius Agrippa: la terra diventa melma e si dissolve diventando acqua, che, con l’evaporazione prodotta dal riscaldamento, si cambia in aria; poi l’aria, surriscaldandosi, si trasforma in fuoco che, una volta spento, si trasforma di nuovo in aria e, raffreddandosi, si tramuta in terra o pietra.

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Il ciclo degli elementi era visto nella continua trasformazione delle nature che avveniva al di sotto e al di sopra della superficie della terra. La terminologia adoperata, ovviamente, era convenzionale: tutti i liquidi erano definiti acqua, tutti i solidi terra, tutti i vapori e le sostanze volatili aria, ogni specie di calore fuoco. Ma i veri elementi a cui si alludeva non erano le entità immediatamente tangibili: erano gli elementi puri racchiusi nel nucleo della materia, le forze, gli agenti che portavano a compimento il lavoro della natura, mutando continuamente la loro combinazione per poter dare vita a tutte le diverse sostanze esistenti sulla terra. Il compito dell’alchimista era scomporle nelle loro essenzialità, per andare alle radici del cosmo e scoprire i semi delle energie attive e vitali, giungendo a conoscere l’Anima universale, la forza che tiene unito il mondo.