L’inquietudine

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«I miei lavori nascono sempre da suggestioni dal reale, da un a fotografia, magari da un giornale, un documentario. Così, nel cuore della notte salgo in studio e comincio a disegnare con la fuliggine o a mettere le tempere. Non amo l’olio e gli acrilici li sento freddi, atoni, non capaci di trasparenze e sfumature.»

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«Nel dipingere ruoto spesso i quadri, cerco di sedimentare la visione, di capirne il giusto senso. Intervengo per mesi sulle opere. Talvolta, insoddisfatto, le distruggo. La mia ricerca è fatta di questo lavoro ossessivo per arrivare a un risultato che per me sia accettabile.»

Guglielmo Spotorno a Gianluigi Colin, in La Lettura #207, pag. 32