Depero

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Fortunato Depero si definiva “critico, architetto, pittore, scultore, musico, matematico, meccanico, conferenziere, soldato, pazzo”.
Con lui, l’ordine e la normalità borghese venivano scardinati, e così i consueti codici dell’arte. Il suo definirsi “architetto” alludeva probabilmente al suo considerarsi plasmatore e ricostruttore del canonico modo di essere e di rappresentare il reale, nel secolo della macchina e del progresso.

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“Quando il quadro non basterà più, le opere pittoriche saranno forse vorticose architettture sonore e odorose di enormi gas colorati, che sulla scena di un libero orizzonte eletrizzeranno l’anima complessa di esseri nuovi che non possiamo ancora oggi concepire”, vaticinava.

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Depero venne definito più Futurista dei Futuristi, più precisamente “un pittore del secondo Futurismo”. Secondo Futurismo fu un termine introdotto da Enrico Crispolti alla fine degli anni cinquanta: mentre il primo Futurismo era il “Futurismo eroico”, costituito dal nucleo storico del 1909-1916, il secondo Futurismo è quello successivo di Depero. Fu la morte durante la Prima Guerra mondiale di Umberto Boccioni, di Antonio Sant’Elia e di Carlo Erba a segnare la svolta. Una distinzione che tiene conto di fattori ideologici, oltre che stilistici: al primo futurismo appartenevano artisti di provenienza anarchica e socialista, in quel senso rivoluzionaria, mentre al secondo futurismo aderirono artisti fascisti e filo-fascisti.

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La differenza fu anche nell’approccio al Manifesto futurista e alle sue elaborazioni: prima ci si proponeva di “portare l’Arte nella vita”, senza tuttavia riuscire a svincolarsi dalla pittura e scultura esposte nelle gallerie. Il secondo Futurismo, invece, a partire dalla “Ricostruzione futurista dell’universo” di Balla e Depero, entrò nella vita quotidiana della gente, e lo fece con la pubblicità, l’arredamento, il design, le scenografie, la moda, l’architettura.