Materiali 20. Nigredo Albedo Rubedo

 

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Nella successione dei colori, l’opera al nero era l’opera prima, la liquida nigredo, che equivaleva alla morte della materia, alla sua putrefazione e calcinazione.
“Nel processo di disfacimento, i due princìpi opposti, il volatile e il fisso, vengono rappresentati come un drago bianco alato e un drago nero senza ali, che si affrontano in una lotta mortale”, spiegò il bibliotecario, mostrandogli le miniature di un manoscritto cinquecentesco scovato in una stanza chiusa a chiave. “Dopo esser stati messi insieme nel loro sepolcro, si azzannano a vicenda spargendo il loro veleno, fino a quando, per azione della bava velenosa e delle ferite letali, si corrompono e si dissolvono nel nero più nero del nero”.

La corruzione, proseguì sussiegoso girando le pagine, preludeva a una nuova generazione: le due componenti avevano perso le forme naturali per acquisirne una più nobile. Al termine della nigredo, nel microcosmo dell’uovo filosofico appariva un cielo stellato che annunciava la comparsa dell’acqua viva e permanente, il Mercurio dei saggi, che riceveva dall’alto le influenze celesti, creative e purificatrici.

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“L’opera seconda è caratterizzata dall’albedo: una volta sublimato, il Mercurio dei saggi ricade sulla nuova terra, che gradualmente si ricostituisce. La purificazione della materia si esegue secondo la formula solve et coagula, attraverso sublimazioni e solidificazioni ripetute che la riducono a pura sostanza mercuriale. Intensificando il fuoco della fornace, l’umidità cede alla secchezza, finché la coagulazione della sostanza si completa e ccompare il colore bianco”.

“In questo modo, se non erro”, azzardò l’altro, “la materia è cotta, digerita e fissata in zolfo incombustibile. Così, dovrebbe acquisire la forza di rimanere inalterata all’azione del fuoco; e con l’estrazione del suo sale la si prepara alla fase successiva”.
“Non sbaglia”, concesse il dottor Salvi con un sorriso indulgente. “Nella rubedo, l’opera terza, lo zolfo rosso fissa il bianco mercurio, e da questa riunione nasce la perfezione ultima. La materia viene fermentata, moltiplicata e condotta alla realizzazione perfetta, sotto forma di tintura fissata, permanente e colorante, una polvere e una pietra insieme”.

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Il bibliotecario gli mostrò una riproduzione completa dello Speculum Veritatis, ricco di illustrazioni secentesche. Il simbolo dell’ariete corrispondeva alla materia prima misteriosa, soggetto dell’Opera, perché rappresentava il segno astrologico sotto il quale dovevano iniziarsi le operazioni alchemiche. Il lupo grigio che divora Mercurio alludeva alla purificazione della materia, mentre le tre sfere poste sopra le tre bocche del fuoco segreto rappresentavano la triplice sublimazione con cui essa veniva ridotta al suo stato primigenio. E il drago a tre teste, su cui l’alchimista poggiava i piedi, alludeva al suo dominio sui tre regni della natura.