Abitudini

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Tra questi c’è uno che non ti aspetti, uno che da un certo punto della vita in poi ha scelto la reclusione, consacrandosi alla pigrizia e alla prudenza. Un tizio che amava rivendicare vizi e idiosincrasie. Che si crogiolava nelle sue smemoratezze e nelle sue inettitudini. Era un bel signore con la barba, un po’ bassetto forse, ma parecchio distinto. Si chiamava Michel Eyquem, viveva a Montaigne. Era un aristocratico di freschissima nobiltà, aveva avuto una carriera politica assai modesta, tanto che a un certo punto l’aveva mollata per mettersi a leggere. Mica a scrivere (troppo faticoso, troppo vanaglorioso). A leggere. E mica con ordine e disciplina, ma un po’ alla rinfusa, come bisognerebbe studiare. La decisione di mettersi a scrivere i suoi pensieri, sfusi come un vino di pessima qualità, gli venne quando la reclusione iniziò a pesargli. Quella caotica raccolta di appunti oggi costituisce uno dei libri fondativi della letteratura occidentale, oltre che un prezioso vademecum per qualsiasi spirito scettico e spiritoso. Be’, da un tizio così ti aspetti che esalti le dolcezze dell’abitudine. Ma non sarebbe Montaigne se non dicesse proprio ciò che non ti aspetti.

Alessandro Piperno, in La Lettura #212, pag. 5