Autenticità

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La realtà è amica, è sincera, non dice mai il falso, ci si  può fidare di lei. È solo la mente che può mentire, che anzi molto spesso mente (ed è significativa questa assonanza tra “mente” e “mentire” e “menzogna” che l’italiano deriva dal latino, dove il sostantivo mens dà origine al verbo mentior, infinito mentiri). Solo l’uomo può essere inautentico, può introdurre la falsità, la menzogna, il raggiro. Non l’uomo in quanto corpo fisico, che a questo riguardo è assimilabile a una pietra (a livello di massa corporea siamo un insieme di gas e di minerali), è assimilabile a una pianta (nelle diverse forme di vita vegetativa come la circolazione sanguigna e il sistema linfatico), è assimilabile a un animale (a livello di istinto alla riproduzione, cura per la prole, aggregazione sociale non dissimile dalla logica del branco quanto a strutturazione gerachica e aggressività verso i diversi). L’uomo in quanto corpo (sóma), in quanto vita vegetativa (bíos) e in quanto vita animale (zoé) non può non essere autentico. È forzato dalla natura all’autenticità, perché non è libero. Ma laddove comincia la libertà, a livello di vita psichica (psyché) e soprattutto di vita spirituale (pnéuma), inizia anche la possibilità di essere inautentico. L’autenticità e il suo contrario riguardano l’uso della libertà, in primo luogo il controllo della mente e del linguaggio che ne fuoriesce.

Vito Mancuso, La vita autentica, Raffaello Cortina, Milano 2009, pp. 80-81