Il fondato ragionamento

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«Era ne’ miei intenti di far la Chiesa partecipe delle nuove mirabili verità. Quella Chiesa che, depositaria del sapere, giudice era vigile e saldo di tutto quel che in Italia si scriveva allora: fuori di lei non v’era che ‘l silenzio, scelta che fusse o imposizione. La museruola che serrava la bocca di Giordano Bruno mentre che, denudato, finiva al rogo, era per me prova assai accomodata a significar le intenzioni della Curia. Non più parole dalle labbra di Francesco Pucci quando la testa era rotolata nel paniere. Soltanto Tommaso Campanella s’adoprava a vincer il silenzio seguitando a a scriver nel ristretto del carcere dov’era per passar ventisett’anni della vita sua. Ma, concederete a me, qual sostegno efficace della Chiesa giugnerarìa potuto! Se la terra si muove de facto, noi non possiamo mutar la natura e far ch’ella non si muova: chi segue il sensato discorso segue un duce non fallace. Mi illudevo che, superata l’inizial resistenza al nuovo, la forza del fondato ragionamento avrebbe prevalso sulle posizioni non dimostrate né necessarie, la cui sola efficacia stava nell’esser inveterate nelle menti de gli uomini. Fu forse l’errore mio più grande: un errore che per sicuro rifarei quando di nuovo percorrer dovessi il cammini della vita, atteso che stimo la ragione la sola adeguata iscorta a sortir d’oscurità l’uomo, e a quietar la sua mente.»

Galileo Galilei, Scritti