autoinganni

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Leggendo un manualetto sulla migliore gestione del proprio tempo, m’imbatto in concetti che ho ritrovati nella vita quotidiana per anni. Ad esempio, la poca disponibilità ai cambiamenti: un atteggiamento umano fra i più comuni, che ho riscontrato in molte persone o collettività che m’è capitato di vedere. Potrebbe essere la caratteristica comportamentale più diffusa in assoluto: difendere le proprie acquisizioni contro l’ignoto rappresentato dal cambiamento; resistere e resistere, come punto di partenza generalizzato, salvo ovviamente le eccezioni — quegli esseri umani che invece sono attratti irresistibilmente dall’ignoto. Mi chiedo come sarebbe l’umanità se l’atteggiamento dominante fosse appunto quello opposto: lanciarsi in ogni novità senza temere ciò che viene dopo.
Poi ho pensato che certi comportamenti sono espressione degli autoinganni che c’infliggiamo spesso, e che ci fanno cadere nelle cosiddette “trappole cognitive”. Nelle trappole si rimane imprigionati, finché qualcuno viene a liberarci o ci si libera da sé: al punto che certi psicologi arrivano a teorizzare e praticare l’autoinganno terapeutico, espediente che deve produrre un effetto contrario a quello che si vuol neutralizzare, per riuscire a schiantare la catena che intrappola. Perché la libertà è sacra.